Per Massimo Galli sul Covid-19 «siamo alla situazione di marzo». Per l’esperto «senza le risorse il nuovo piano pandemico è carta straccia»

«Francamente la situazione politica mi indigna”, ha poi sottolineato l’infettivologo sulla possibile crisi di governo, “sembra l’orchestra che suona mentre il Titanic affonda».

L’infettivologo Massimo Galli (nella foto) dell’ospedale Sacco di Milano vede un’Italia tornata alla situazione di marzo sul fronte Covid. “Temo di si'”, ha detto rispondendo a una domanda in un’intervista a La Stampa. “Il numero dei ricoveri e’ simile e anche se nella seconda ondata siamo più organizzati ci sono stati 43mila morti, e non è finita” perche’ “nei prossimi dieci giorni capiremo quanto pagheremo le festivita’ e poi speriamo non arrivi anche una terza ondata”, aggiunge. “Francamente la situazione politica mi indigna”, ha poi sottolineato Galli sulla possibile crisi di governo, “sembra l’orchestra che suona mentre il Titanic affonda. Mi pare ci sia ben altro di cui occuparsi in questo momento” in cui “conviviamo con una pandemia disastrosa. Dopo cromatismi regionali vari abbiamo una situazione in peggioramento. Magari non è il momento di distrarsi. Bisognerebbe stringere tutti le fila e aspettare la fine della pandemia per scannarsi”. “Il dato più sensibile – conclude – non riguarda i decessi, che non è detto che siano quotidiani e riguardano malattie protrattesi per settimane, ma ciò che conta è che gli infettati crescono stabilmente e gli ospedalizzati risalgono”.

Pier Paolo Lunelli, autore di protocolli pandemici in diversi Stati europei, spiega che “senza le risorse, e alcune nel nostro Paese non ci sono” la bozza del nuovo piano 2021-2023 potrebbe servire a poco.

“Un piano pandemico è una bella mezza risma di carta che però per diventare efficace deve avere delle risorse sottostanti e ritengo che alcune nel nostro Paese non ci siano proprio”. Pier Paolo Lunelli, ex generale dell’Esercito, già responsabile della Scuola interforze per la Difesa Nbc, la struttura che forma il personale militare e quello ministeriale al contrasto delle minacce di tipo biologico, chimico e radiologico e autore di diversi di protocolli pandemici per vari Stati Europei, spiega all’AGI perché la bozza del piano per il biennio 2021-2023 da sola non basta ad attenuare le conseguenze di una pandemia influenzale. “Se manca il personale medico formato il Piano non serve”. “Si nota un grandissimo lavoro del Ministero e delle Regioni per recuperare il tempo perduto  – afferma Lunelli, autore per il Comitato ‘Noi Denunceremo’ di un dossier agli atti dell’inchiesta della Procura di Bergamo in cui ipotizza 10mila morti in meno in Italia se si fosse avuto un documento di prevenzione adeguato – ma non si risolve tutto con questo piano. Se anche ne avessimo avuto uno così all’esplodere del contagio a febbraio non sarebbe bastato. Intanto, ne sarebbe occorso più di uno perché poi le Regioni devono fare i loro e mandarli alle Asl e agli ospedali che, a loro volta, devono elaborarli nel dettaglio. Certamente se ci fosse stato un piano le cose sarebbero andate meglio ma solo in presenza anche delle risorse. Lei mi può dire che io devo consegnare dei pacchi ma se non mi mette a disposizione un’auto per consegnarli diventa molto difficile. Io posso avere anche dei posti in terapia intensiva ma se poi manca il personale formato? E per formarlo ci vuole tempo. Pensiamo solo al fatto che in Italia il primo corso di contact tracing è stato fatto a ottobre. Non possiamo improvvisare tutto, le persone devono essere coinvolte e sapere cosa fare”. Secondo Lunelli, un tema chiave è quello del coinvolgimento delle Regioni: “Non si può pensare che a livello centrale si prendano disposizioni univoche per la Lombardia e per la Sardegna che sono due realtà molto diverse. In Germania lo Stato non è mai entrato bel merito delle decisioni dei singoli Lander”. Questo bozza di piano dimostra che non ce n’era uno prima? Lunelli non manifesta dubbi: “Lo sanno anche i muri che un piano non c’era, ma l’assenza di un piano  è stata solo la punta di un iceberg. Il problema è che sotto non c’erano le risorse sincronizzate senza le quali il piano sarebbe stato comunque carta straccia”.

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