Per Letta (PD) Siena è una battaglia campale

di David Allegranti

“È un collegio che devo vincere”, ha detto in risposta a chi gli chiedeva se si dimetterebbe da segretario in caso di sconfitta a Siena, dove è candidato per le elezioni suppletive del 3 e 4 ottobre, sostenuto fra gli altri da M5s e, seppur più timidamente, da Italia viva. Niente simbolo del Pd ma un semplice “Con Enrico Letta” sul quale Giorgia Meloni ha ironizzato, dicendo che i democratici – complici le vicende di MpS – hanno paura di se stessi. “Scelto per privilegiare allargamento e spirito di coalizione”, ha ribattuto Letta, che sta per aprire un comitato elettorale in centro a Siena. La città è amministrata dal centrodestra, che ha vinto le elezioni comunali del 2018 con il 50,80 per cento (Lega al 9,04 e otto consiglieri) contro il 49,20 ottenuto dal centrosinistra. Il collegio uninominale invece è stato vinto per quattro punti percentuali dall’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che poi si è dimesso da parlamentare per diventare presidente di Unicredit, la banca che sta trattando l’acquisizione di MpS. Dall’altra parte c’era il lombardo Claudio Borghi, noto volto ‘no euro’ della Lega. Stavolta contro il centrosinistra c’è il senese Tommaso Marrocchesi Marzi, imprenditore del vino (è titolare insieme al fratello della tenuta Bibbiano di Castellina in Chianti). Rispetto a tre anni fa, molte cose sono cambiate. Sulla campagna elettorale pesano le vicende di MpS, soprattutto per l’impatto socio-economico su un territorio che ha già sofferto molto negli ultimi anni. Si parla adesso di circa seimila esuberi possibili su 21.388 dipendenti totali. La parola chiave, per Letta, è rassicurare. Un compito che non tocca solo al centrosinistra. Anche il centrodestra, oggi forza di governo a Roma e a Siena, deve farlo. Anche perché, come notano fonti di Fratelli d’Italia, “Letta sta facendo una campagna porta a porta”. Nel centrodestra c’è una certa preoccupazione, come notano altre fonti, estranee al partito di Meloni e Salvini: “I candidati di Salvini, solo per il fatto di essere scelti da Salvini, in Toscana hanno vita dura. Lo si vedrà anche alle comunali: il centrodestra rivincerà con i sindaci uscenti. Non scelti da Salvini ma da chi era nel territorio”. L’obiettivo lettiano sembra essere quello di prendere voti nella provincia senese, dove i rapporti di forza sono a beneficio del centrosinistra. Il collegio di Siena infatti comprende 35 comuni, alcuni di questi anche della provincia di Arezzo. Letta ne avrà bisogno se vuole vincere le suppletive e restare alla guida del Pd. Anche perché il tempo è passato per tutti, pure per gli alleati. Il M5s nel 2018 prese il 22,40 per cento alle elezioni politiche. Un risultato oggi decisamente irripetibile. C’è poi l’incognita Italia viva, che a Siena insieme a +Europa alle ultime deludenti elezioni regionali ha preso più che altrove (6,7 per cento) ed è capeggiata dall’irriducibile renziano Stefano Scaramelli, vicepresidente del Consiglio regionale e capogruppo di Iv in Regione toscana. Fosse stato per lui, il candidato sarebbe stato un altro e l’ha detto apertamente. Certo, non portare voti a Letta potrebbe impedirgli la vittoria ma comporterebbe una rottura insanabile fra renziani e Pd, con possibili ricadute anche sul governo regionale, dove Italia viva ha la vicepresidenza. “Nella fase iniziale della campagna elettorale, Letta ha mostrato uno zelo da primo giorno di scuola. Infaticabile (ma senza arrivare al livello del governatore toscano Eugenio Giani), gira per ogni paesino della provincia, parlando ed ascoltando chiunque”, dice l’ex sindaco di Siena Bruno Valentini. “Ha rimandato il capoluogo ai primi di settembre, perché i senesi non hanno perso l’abitudine delle vacanze di fine agosto, dopo il Palio, anche se rimandato. Ottimo riscontro di pubblico, con ‘assembramenti’ inattesi. L’impressione è che i 5 stelle ‘fedeli alla linea’ voteranno per Letta e così faranno anche quelli di Bersani/Speranza e (forse) di Italia viva. Il candidato del centrodestra cerca di guadagnare visibilità con una polemica al giorno, ma tanto la campagna elettorale gliela fa Salvini”. Infine, sulla mancanza del simbolo Pd, nota Valentini, “Letta ha valutato che ‘Siena val bene una messa’, ovvero che per semplificare il voto (per il segretario nazionale di un partito) è meglio rinunciare al logo per una volta. meglio ancora sarebbe stato avere insieme tutti i simboli dei partiti del centrosinistra. Ma su questo dobbiamo ancora imparare dalla destra, bravi a tapparsi il naso pur di coalizzare i voti”.

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