Pensioni: si riparte da Ape Sociale allargato e Opzione Donna

Con Quota 100 pronta ad andare in soffitta alla fine del 2021, settembre è il mese in cui riparte il confronto fra governo e parti sociali per una riforma previdenziale. Diverse le opzioni sul tavolo, che però rischiano di incagliarsi – come sempre – sullo scoglio dei costi. Ricapitolando: Salvini non ne vuole sapere di un ritorno alla Fornero, i sindacati, con la richiesta vincolante di nuove forme di flessibilità, gradita sponda Cinquestelle, puntano dritto a Quota 41 (possibilità di uscita al quarantunesimo anno di contribuzione, a prescindere dall’età anagrafica che piace anche al Carroccio) o su pensionamenti anticipati con 62-63 anni. Le diverse ipotesi di pensionamento anticipato si scontrano fatalmente – come riportato da Il Sole 24 Ore – coi conti del MEF, che guarda con “distacco a tutte le ipotesi di nuove Quote e di forme di uscita anticipata per tutti”. Così come Palazzo Chigi, consapevole che sul capitolo previdenza la marcatura dell’Europa, in virtù del Recovery plan e delle condizioni che ne sottintendono l’accordo, è strettissima. L’orientamento governativo, dunque, è quello di ripartire da strumenti già a disposizione, in versione rafforzata: su tutti, l’Ape sociale che “dovrebbe essere utilizzabile anche da altre categorie di lavoratori impegnati in attività considerate gravose o usuranti”. Possibilità che piace anche al Presidente dell’Inps Tridico. Decisivo per l’allargamento della platea lo studio affidato all’apposita Commissione tecnica istituita dal ministro del Lavoro, Orlando. Con il Carroccio che potrebbe dare semaforo verde all’opzione. l’Ape sociale nella sua formula originale è l’anticipo pensionistico previsto per le persone di 63 anni, che rientrano nelle categorie socialmente deboli e che sono in possesso di almeno 30 anni di anzianità contributiva. L’obiettivo è quello di estendere il più possibile la platea per trasformare questo strumento in un vero canale d’uscita pensionistica. Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha già istituito un’apposita Commissione tecnica proprio per individuare una nuova lista di lavori gravosi da “agganciare” all’Ape sociale. Già fissati tre parametri sulla base dei dati Inail per individuare nuove mansioni faticose o pericolose: frequenza e gravosità degli infortuni; gravosità delle malattie professionali. A supporto dell’Ape sociale, si punta anche a rendere maggiormente strutturale ed attrattiva la cosiddetta Opzione Donna, la possibilità di uscita anticipata con l’assegno interamente contributivo per le lavoratrici con 35 anni di contributi e 58 d’età (59 se autonome). Si studia inoltre la possibilità di rendere operativi anche per le imprese più piccole i contratti d’espansione, che, nell’ambito dei processi di riorganizzazione aziendale, consentono di ricorrere al prepensionamento dei lavoratori che si trovino a non più di 60 mesi dal raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata, anche tramite l’accesso alla Cig straordinaria per chi non può usufruire dello “scivolo” di cinque anni.

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