Papillomavirus: la vaccinazione è importante

La Giornata mondiale per la lotta all’HPV è l’occasione per fare il punto su uno dei pilastri su cui poggia la speranza di rendere rare o rarissime le malattie provocate dal papillomavirus: la vaccinazione. Il vaccino anti HPV è una prestazione compresa nei Livelli essenziali di assistenza, ma permangono alcune differenze su base regionale. Ecco una guida semplice per orientarsi e capire chi può vaccinarsi e a quali condizioni, regione per regione.

Il vaccino in uso negli ultimi anni protegge contro nove tipi di papillomavirus, degli oltre cento conosciuti quelli responsabili del 90 per cento dei tumori HPV correlati e della gran parte delle patologie benigne causate dall’HPV, come i condilomi. La vaccinazione non è obbligatoria, ma è inserita nei LEA, i Livelli essenziali di assistenza, per cui è raccomandata e offerta gratuitamente a ragazze e ragazzi a partire dagli 11 anni d’età, in due dosi a sei mesi di distanza, fino ai 14 anni, e a tre dosi dai 15 anni in poi. A seconda delle Regioni è prevista l’estensione della gratuità fino ai 18 anni e per categorie di persone a rischio, oltre a sistemi di copagamento per cui il costo della vaccinazione è sostenuto in parte dal cittadino e in parte dalla Regione. Vale la pena ricordare che tutte le regioni ormai offrono il vaccino HPV alle ragazze di 25 anni, in occasione del primo invito allo screening cervicale (Pap test) e alle donne a cui è stata diagnosticata una lesione cervicale di grado CIN2 o superiore.

È un virus molto diffuso, che si trasmette tramite i rapporti sessuali e i contatti fra le mucose genitali e orali. L’infezione è comune e la gran parte delle persone sessualmente attive sono state infettate nel corso della vita. L’infezione in sé è asintomatica e generalmente passeggera. Se diventa cronica, in alcuni casi può portare a lesioni benigne (come i condilomi) e altre che possono evolversi in tumori cervicali, dell’orofaringe (in aumento) e altri più rari, come quelli del pene, dell’ano, della vagina e della vulva.

Si stima che la quasi totalità dei carcinomi del collo dell’utero, o cervice uterina, sia dovuta all’HPV. Una situazione straordinaria, la presenza di una condizione necessaria allo sviluppo di un tumore, che si può evitare con un vaccino sicuro ed efficace. Alla prevenzione vaccinale si aggiunge poi la prevenzione secondaria dello screening che consente di identificare e trattare precocemente le lesioni pericolose (Pap test, raccomandato fino ai 30 anni) e distinguere fra donne portatrici del virus e altre che non lo sono (HPV test, dai 30 anni in poi) così da ottimizzare i programmi di controlli periodici ed evitare esami inutili.

Gli ultimi dati confermano una copertura vaccinale ancora bassa in Italia. Il riferimento e? la soglia ottimale prevista dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale per le ragazze, ovvero il 95% nel dodicesimo anno di vita. Questa è la copertura che consentirebbe alle generazioni future di scordarsi del tumore del collo dell’utero e di una buona quota di tumori anali e orofaringei. Nessuna Regione o Provincia autonoma per nessuna coorte d’età raggiunge l’obiettivo. I dati forniti dal Ministero della Salute per l’anno 2021, gli ultimi disponibili, parlano di un 32,22% di copertura per le ragazze e del 26,75% per i ragazzi nati nel 2009. Per i nati nel 2008 il dato è del 53,53% per le femmine e 44% per i maschi. Se si va a guardare i più grandi, i nati nel 2005, a fine 2021 era vaccinato a ciclo completo contro l’HPV il 70,55% delle ragazze e il 22,34% dei maschi. Ancora troppa e deleteria la variabilità fra le Regioni. Commenta così il Ministero della salute: «Si evidenzia infine, un’ampia variabilità tra le Regioni/PP.AA. per tutte le coorti. Si ribadisce la necessità di interventi mirati in specifici contesti geografici tenendo presente che la vaccinazione anti-HPV, pur non rientrando tra quelle obbligatorie secondo la Legge 119/2017, è un Livello Essenziale di Assistenza».

Per tutte le ragioni Fondazione Umberto Veronesi ha lanciato, insieme ad altre associazioni del terzo settore attive a livello nazionale, un Manifesto per l’eliminazione dei tumori correlati al papillomavirus in cui si chiede alle istituzioni italiane di adottare le strategie condivise da OMS e Commissione europea per puntare all’eliminazione delle malattie causate dal papillomavirus. In particolare si chiede:

  • l’adozione di atti di politica sanitaria a livello nazionale concordati con le Regioni, per potenziare e rendere i servizi di prevenzione vaccinale e screening più accessibili
  • l’attivazione di campagne di informazione ed engagement sulla prevenzione dei tumori da HPV
  • la promozione dei programmi di prevenzione primaria e secondaria
  • il monitoraggio dei livelli di copertura vaccinale e screening attraverso strumenti digitali almeno semestrale, e condivisione dei dati tra le classi mediche e le ASL e con una più efficace implementazione dell’anagrafe vaccinale digitale
  • l’approvazione di un Piano oncologico straordinario.
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