Come ogni storia, anche questa di Papa Francesco, inizia con: «C’era una volta… non tanto tempo fa…» e come tutte le storie la narrazione finisce con: «Ora non c’è più». Così inizia anche la storia di Jorge Mario Bergoglio alias Papa Francesco. Francesco, scelto dai confratelli Cardinali, “dai confini del mondo”, per guidare la Chiesa, dopo le dimissioni di Papa Benedetto XVI.
Ebbene, Papa Francesco, al suo primo incontro con i fedeli (di tutto il mondo), da sopra la grande loggia in Piazza San Pietro si presentò dicendo semplicemente: «Buona sera» e il giorno successivo, dopo la benedizione ufficiale, salutò la folla con un semplice «Buon appetito».
Il popolo cristiano capì quei messaggi semplici e diretti, anche quando chiedeva aiuto dicendo: «Pregate per me» perché era uno del popolo che parlava al popolo.
Oggi Francesco, come il buon pastore, ha riconsegnato il gregge nelle mani del Signore per la nuova “Guida” segnalando quali e dove sono i lupi infiltrati da cui guardarsi.
Un mare di folla si accalca per l’ultimo saluto al Papa, un mare di lacrime è versato per la Sua dipartita e un altrettanto mare di inchiostro è versato per la Sua narrazione.
Gli esperti della “penna”, divenuti “tuttologi”, ipotizzano il nome del nuove Papa e i “Teologi” spiegano il perché il “sacro feretro” è stato posto a terra, proprio lì dove San Pietro subì il suo supplizio.
I dotti parlano di Conclave, anche se pochi ne conoscono il significato risalente al 1268, quando, dopo la morte di Papa Clemente IV, il seggio papale rimase vuoto fino al 1271 (1006 giorni) in cui venne eletto Gregorio X.
Ciò fu possibile solo perché, i cittadini di Viterbo, esasperati dalla lunga attesa, chiusero a chiave i Cardinali che dovevano eleggere il nuovo Papa, riducendo a essi il vitto e successivamente scoperchiando il tetto del palazzo che li ospitava.
Sempre riferendosi al nuovo argomento “l’elezione del nuovo Papa” è uscita fuori la sconosciuta espressione latae sententiae ovvero che significa la pena in cui incorre il trasgressore del giuramento di segretezza che pronunzia chi partecipa al Conclave in forma diretta o indiretta.
Questa è la pena più grave che la legge canonica infligge scomunicando il reo.
Ma al rintocco delle campane si alza la preghiera dei fedeli: i semplici, quelli della periferia, quelli emarginati e quelli incarcerati e tutti invocano Papa Francesco di pregare per loro così come loro hanno pregato per il loro Papa quando era in vita. Sarà eletto un Papa che continuerà l’opera di Francesco o quella di qualche illustre predecessore? Certo è che Dio saprà illuminare, così come ha fatto con tutti gli altri Papi, il cammino per una chiesa “povera” come diceva Francesco, “giusta” come diceva Benedetto XVI e “universale” come diceva Giovanni Paolo II


