Sui colli emiliani, tra vin dolciastro,
nacque un figlio d’umiltà impastato,
che al mondo lasciò più d’un disastro.
Fabbro il padre e la madre, educato,
del sapere insegnaron il buon cammino,
ma lui d’altro fu preso e assai infatuato.
Di bandiere rosse cantò il destino,
ma presto tradì la fede e l’ardore
per un Fascio più scuro, più meschino.
Urlò al re, al popolo e all’onore,
promettendo pane, gloria e oro;
lasciò invece catene e terrore.
Con marce e proclami fece il decoro
di un sogno imperiale ma ben fallace
di guerre perse nel più buio coro.
E quando il tempo fu ormai mendace
lo trovaron povero, appeso e spento
e del suo vanto più nulla rimase.
Oh, colli emiliani, ecco il tormento:
d’un figlio che volle il mondo sfidare,
finendo nella polvere senza lamento.


