«Nel 2022 toccato il minimo delle nascite in Italia»

di Gianni Leggieri, Consigliere regionale di Basilicata del MoVimento 5 Stelle

Il nostro bel Paese ormai sta scomparendo: un italiano su 4 ha più di 65 anni. È quanto emerge dall’ultima ricerca Istat per l’anno 2022. La natalità in Italia è al minimo storico e la mortalità resta ancora elevata: meno di 7 neonati e più di 12 decessi per mille abitanti. Per la prima volta dall’Unità d’Italia, i nuovi nati nel 2022 in Italia sono scesi sotto i 400 mila, attestandosi a 393 mila.

Le Regioni dove nascono più bambini -come emerge nel documento Istat- è il Trentino Alto Adige (con un valore pari a 1,51 figli per donna), mentre le Regioni con il più basso tasso di natalità sono il Molise, la Sardegna e la Basilicata, con un valore di 1,09 figli per donna. La denatalità è provocata da vari fattori.

In Basilicata, se si considera che le donne scelgono la maternità sempre più tardi (l’età media è 32,4 anni), si fanno sempre meno figli, perché, sempre più spesso, sono costrette a rassegnare le dimissioni dal luogo di lavoro sia a causa degli impegni familiari, ma anche perché non supportate da servizi sul territorio, spesso carenti o troppo costosi.

Mancano in Basilicata misure efficienti e mirate che consentano di bilanciare le esigenze dell’essere madri con quelle dell’accesso e della permanenza nel mondo del lavoro. Bisogna superare la retorica con cui si parla di maternità e guardare bene in faccia la realtà, fatta di tante giovani donne costrette a rinviare o addirittura a rinunciare alla maternità per la mancanza dei servizi per la prima infanzia (assenza di posti in asilo nido e/o rette molto alte) sul nostro territorio regionale.

Tutto ciò è il risultato di decenni di mancati investimenti in quest’ambito. Secondo i dati del sistema Conti Pubblici Territoriali dell’Agenzia per la Coesione territoriale, la spesa pubblica pro capite al Nord supera quella del Sud di circa 4mila euro (al Nord si attesta attorno ai 17mila euro, da Roma in giù è pari a circa 13mila euro).
L’autonomia differenziata, che il sedicente “Governo Regionale del cambiamento” di centro-destra sostiene d’accordo col Governo nazionale, rischia di mettere a repentaglio i già precari servizi a sostegno della natalità, accentuando le differenze tra Sud e Nord, con il rischio che venga assestato il definitivo colpo di grazia ad un’area del Paese in cui lo spopolamento avanza inesorabilmente.

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