Molnupiravir: potrebbe essere il primo farmaco contro Sars-Cov-2

Molnupiravir -antivirale sviluppato da Merck e Ridgeback- ridurrebbe del 50% le ospedalizzazioni (e il rischio di morte) nei pazienti con Covid-19. Il condizionale è più che mai d’obbligo poiché al momento tutto si basa su una comunicazione dell’azienda produttrice. La speranza però, come per gli annunci fatti con le vaccinazioni e poi confermati da revisioni indipendenti, è che quanto comunicato trovi conferma nei dati che verranno sottoposti a valutazione presso le autorità regolatorie del farmaco. Se così fosse saremmo di fronte al primo farmaco efficace nel curare l’infezione virale che da quasi due anni è causa della pandemia Covid-19.
Sin dai primi casi registrati nel nostro Paese ad inizio del 2020 è emerso chiaramente che curare le persone affette da Covid-19 era un’impresa. Di fronte ad un virus -e ad una malattia- completamente nuovo la ricerca è andata per tentativi. Mentre da un lato si è cercato di controllare i sintomi della malattia attraverso l’utilizzo di antinfiammatori, dall’altro gli scienziati hanno tentato -nell’attesa di sviluppare nuovi farmaci- di testare “vecchi” antivirali nella speranza che funzionassero anche contro Sars-Cov-2. Purtroppo, tra tutti quelli testati sino ad ora, nessuno si è dimostrato efficace. Ecco perchè, ad oggi, non esiste una cura in grado di agire direttamente sulla causa (il virus) ma solo molecole utili a “limitare i danni”.
A cambiare radicalmente le prospettive di cura però potrebbe esserci proprio molnupiravir. Sviluppato inizialmente come antivirale contro il virus influenzale, da quando è “scoppiata” la pandemia la molecola è stata oggetto di sperimentazione negli individui positivi a Sars-Cov-2. La molecola in questione, messa a punto dalla Emory University e poi portata in clinica grazie a Merck e Ridgeback Biotherapeutics, è dotata di un meccanismo d’azione unico nel suo genere. A differenza degli altri antivirali, che interferiscono con i processi che il virus mette in atto per replicarsi, molnupiravir è un farmaco in grado di “indurre in errore” il virus compromettendone, di fatto, la sua replicazione. Tradotto: il virus, pieno di errori di “copiatura” nel suo codice genetico, non può replicarsi e sopravvivere.
Iniziate le sperimentazioni nei mesi scorsi tra Argentina, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti -al congresso CROI nel marzo scorso furono dati i primi risultati preliminari- oggi Merck ha annunciato l’efficacia di molnupiravir nelle persone con Covid-19 da lieve a moderato. Dalle analisi effettuate su 762 pazienti -lo studio prevedeva il reclutamento di 1500 ma, visti gli ottimi risultati, non è stato più necessario- è emerso che molnupiravir è in grado di ridurre del 50% il ricorso all’ospedalizzazione nei pazienti a rischio. Un effetto possibile quando il farmaco viene somministrato entro 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi. Ma c’è di più: molnupiravir sembrerebbe efficace contro tutte le varianti del virus, comprese quelle sorvegliate speciali come la Gamma, Delta e Mu del virus. Risultati straordinari che se saranno confermati porteranno all’approvazione del farmaco nel giro di poco tempo. Il primo vero farmaco contro Sars-Cov-2.

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