Mega: «Servono risposte immediate. Il governo Meloni ascolti la voce del Sud»

“Il declino demografico, la riduzione secca della fascia lavorativa 30/64 anni che negli ultimi tempi ha eroso la disponibilità di forza lavoro in tutto il territorio, l’aumento della precarietà e i bassi salari, l’aumento della povertà (in Basilicata due persone su tre sono in una condizione di povertà secondo la Caritas) esigono delle risposte immediate. Abbiamo migliaia di giovani che vanno fuori regione, una migrazione sanitaria senza precedenti e quando non c’è il diritto allo studio e di conseguenza il diritto al lavoro, e non c’è il diritto alla salute, manca il diritto di cittadinanza”.  Lo ha detto il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, intervenendo oggi a Rimini al diciannovesimo congresso nazionale della Cgil.

“Anche in Basilicata come nel resto del Paese – ha aggiunto Mega – la guerra in Ucraina e l’inflazione hanno pesato sulle imprese e sulle famiglie, con un forte rallentamento della crescita. L’economia lucana è in affanno. Secondo l’Istat le esportazioni hanno avuto un aumento più contenuto rispetto al resto del Paese, registrando un +0,4%. L’occupazione è al 53,8%, un dato leggermente in miglioramento rispetto al 2021 ma lontano dai livelli pre Covid e soprattutto con un peggioramento delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici, con una crescita della precarietà, che riguarda specialmente giovani e donne. Un dato – ha sottolineato il segretario –  che ci preoccupa molto, visto il contesto particolare che caratterizza la Basilicata e il Mezzogiorno e che riguarda lo spopolamento. Una elaborazione importante del Sole 24 Ore sui residenti in attività nel nostro Paese nel 2030, fornisce le risposte sul terreno della prospettiva democratica e sul numero dei lavoratori disponibili. Gli ultimi dati dell’Istat dicono che tra otto anni ci saranno 150.000 giovani in meno tra i 15 e i 29 anni e 1,83 milioni di potenziali lavoratori in meno tra i 30 e 64 anni. In termini potenziali in Basilicata mancheranno 40.600 persone nel 2030, con una media annuale attorno alle 5075 unità nelle fasce indicate. Solo nel 2020 dalla Basilicata sono andati via 2.000 giovani dei quali oltre la metà laureati secondo lo Svimez. Nell’ultimo anno hanno lasciato la Basilicata 698 persone che – ci dice la Fondazione Migrantes – non sono solo giovani, ma interi nuclei familiari, nonni disposti a seguire i propri figli e nipoti”.

Dallo spopolamento alla crisi dell’automotive. “Si sta smantellando pezzo dopo pezzo uno dei presidi produttivi più importanti del sud Italia, Stellantis, che in Basilicata nello stabilimento di Melfi vede impiegati circa 10mila addetti compreso l’indotto. Certamente ci sono delle concause – ha precisato – una transizione epocale di produzione verso l’elettrico che comporta di per sé il 35% in meno di occupazione. Ma non c’è un tavolo istituzionale per affrontare questa emergenza che riguarda migliaia di persone, sia a livello di politica regionale che di politica nazionale. L’uso massiccio di ammortizzatori sociali con perdita di salario e in alcuni casi una distribuzione non equa delle giornate lavorative insieme alle continue fermate produttive non solo vede peggiorare la condizione dei lavoratori e delle lavoratrici ma getta un’ombra su quelli che sono gli investimenti annunciati. In generale nel 2022 per i lavoratori di tutto il settore automotive sono state 65 milioni le ore di cassa integrazione. Siamo davanti a una trasformazione epocale in termini energetici e tecnologici che va traghettata e governata, non subita. È necessario che Stellantis utilizzi tutta la capacità produttiva installata e garantisca investimenti per la transizione industriale e per il rilancio dell’occupazione, ma allo stesso tempo serve un grande piano per la produzione di mobilità di cui la Basilicata deve essere protagonista e senza il quale rischiamo di perdere un settore fondamentale per l’economia”.

La transizione energetica per Mega “è una delle sfide maggiori per la Basilicata, che non può e non deve esaurirsi nell’erogazione ai cittadini lucani del cosiddetto bonus gas, il contributo alle famiglie lucane in bolletta grazie derivante dagli accordi sulle compensazioni ambientali con Eni e Shell, che allo stato attuale presenta ancora diverse criticità di gestione, apostrofato dal presidente della Regione Basilicata come un’attrazione per i giovani per rientrare e ripopolare i nostri comuni: se così fosse noi offenderemmo i nostri giovani. Lo diceva il direttore dello Svimez, Luca Bianchi, presentando a Potenza qualche mese fa l’ultimo rapporto sul Mezzogiorno: il nuovo contesto del mercato apre nuove prospettive specie sulla transizione ecologica. Ma non basta fare del sud solo un hub energetico. La Basilicata non può essere solo un luogo di localizzazione di nuovi impianti, ma tutto deve essere accompagnato da politiche industriali valide e che utilizzino le risorse regionali e i fondi del Pnrr, che passino per una riconversione dell’automotive e per la green economy, creando nuova e buona occupazione”.

Secondo il leader della Cgil lucana “investimenti servono nelle infrastrutture, materiali e immateriali. Collegamenti migliori e più veloci con il resto del Paese – ha detto sul palco di Rimini – ma anche digitalizzazione, risorse da destinare alla ricerca e all’Università, rispetto alla quale di recente lo studio di una società di consulenza privata ha lanciato l’allarme per gli atenei del sud, a rischio desertificazione proprio a causa dello spopolamento ma, aggiungo, anche dei sempre minori investimenti dei governi nell’istruzione. Tra il 2008 e il 2020, la spesa complessiva in termini reali si è ridotta del 19,5% al Sud, oltre 8 punti percentuali in più del Centro-Nord. Lo scarto aumenta se si considera il solo comparto della scuola, con una spesa per studente di 6.025 euro al Sud contro 6.395 nel Centro-Nord.  Pensiamo agli effetti della legge di Bilancio del governo Meloni sul dimensionamento scolastico, che in Basilicata mette a rischio il 35% degli istituti. L’appello “Fate presto” lanciato dagli studenti lucani alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dei 40 anni dell’Ateneo lucano non può cadere nel vuoto”.

Da Rimini anche l’appello al Governo Meloni nel fare un passo indietro rispetto all’autonomia differenziata e al dimensionamento scolastico: “L’istruzione e la salute sono alcuni dei diritti fondamentali universali che come sindacato difenderemo con le unghie e con i denti, come la nostra Costituzione. Ed è per questo che dalla Basilicata ribadiamo il netto no all’autonomia differenziata, un disegno di legge che spacca il Paese in due, che amplifica il divario tra il Nord e il Sud, non lo risolve. E dalla Basilicata, da questo palco, chiediamo al governo di fare un passo indietro e di ascoltare la voce del  Sud che chiede di essere parte attiva di questo Paese, di contribuire a parità di diritti e di possibilità. Quello che servirebbe – ha affermato – è una accelerazione sul fronte delle misure di rilancio degli investimenti pubblici e privati dando priorità alla politica industriale attiva per ampliare e ammodernare la base produttiva soprattutto meridionale, condizione imprescindibile per la creazione di buona occupazione. È necessario mettere in sicurezza l’attuazione del Pnrr consolidandone la finalità di coesione economica, sociale e territoriale, potenziare le misure di accompagnamento degli enti territoriali nella realizzazione delle opere, rafforzare il coordinamento del Piano con la politica di coesione europea e nazionale e con la politica ordinaria. Serve una riforma del fisco che riduca l’evasione, che sancisca il principio in base al quale chi ha di più paghi di più, ridistribuendo le ricchezze in senso progressivo e più orientato al lavoro e alla produzione, che preveda un incremento delle imposte per i contribuenti più abbienti”.

Un riferimento, infine, alle tragiche morti dei migranti in mare sulle coste italiane. “Voglio qui esprimere a nome di tutta la Cgil Basilicata la solidarietà alle vittime ma anche ribadire, con forza, che tutto ciò non è accettabile. Le decine di morti e dispersi confermano l’urgenza di agire sui meccanismi che governano le politiche migratorie: superare gli accordi per esternalizzare le frontiere, rivedere l’accordo di Dublino e il memorandum Libia, costruire corridoi umanitari. Sulle spiagge di Crotone – ha concluso – a morire è stata l’umanità per mano di chi alza muri e chiude le frontiere, per mano di chi acconsente, sta zitto e gira lo sguardo”.

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