di Giulio Tompesi
In campagna elettorale gli attuali componenti della maggioranza di governo alla Regione Basilicata e al Comune di Potenza avevano detto che si sarebbe attuata una «politica del cambiamento». Cambiamento di cosa? Cambi di deretani da poggiare sulle poltrone dei predecessori? Ebbene sì! La situazione ha del paradossale, dello scabroso e dell’inqualificabile, per non dire di peggio. A cosa ci si riferisce? Ai cosiddetti bonus economici dovuti alla pandemia Covid-19 ai detentori di partita Iva. Chi sono i beneficiari? La stragrande maggioranza sono esponenti della Lega Nord eletti in Basilicata. Il caso ha fatto tanto scalpore che è finito addirittura in Senato. E sul “banco degli imputati” c’è finito anche il sindaco di Viggiano Amedeo Cicala, responsabile enti locali della Lega lucana, e alcune società di famiglia, di cui è socio anche il fratello Carmine, presidente del Consiglio regionale (sempre in quota Lega). A portarcelo, sventolando copie di giornali nell’aula di Palazzo di Madama, è stato il senatore dell’M5S Arnaldo Lomuti (del quale proponiamo l’intervento che ha sostenuto in aula), che ha rivolto una dura invettiva al segretario della Lega, Matteo Salvini, chiedendogli di essere conseguenziale con la mano dura promessa per chi ha abusato delle provvidenze messe a disposizione dei corpi sociali colpiti dalla crisi. Salvini in un primo momento aveva detto che avrebbe usato il “pugno duro” contro i furbetti del bonus. Quando però si è reso conto che si trattava di appartenenti alla Lega Nord ha fatto un deciso passo indietro, tanto per cambiare. Lomuti durante il suo intervento ha detto: «Chiedo a Salvini, da quanto sta emergendo sulla stampa in Basilicata, cosa intende fare e come pensa di muoversi con i leghisti furbetti dei contributi?» Questo l’interrogativo del senatore venosino, che ha ricordato il caso dei due assessori della giunta leghista del Comune di Potenza che hanno ottenuto i 600 euro. Si tratta dell’assessora alle Pari opportunità e politiche giovanili, Marika Padula (Gruppo Idea, destra), che ha ammesso «con orgoglio» il fatto e adesso è stata espulsa dalla sua compagine. E dell’assessora allo Sport, Patrizia Guma, leghista, avvocato. «Solo chi ruba dovrebbe vergognarsi – commenta il sindaco di Potenza, Mario Guarente -. «Non si può certo paragonare lo stipendio di un parlamentare o di un assessore regionale con quello di un amministratore comunale che guadagna circa duemila euro al mese. «Le due assessore della mia giunta esercitano una professione – spiega il sindaco – che portano faticosamente avanti insieme all’impegno politico. Non ci vedo nulla di male se hanno fatto richiesta del contributo in un momento in cui evidentemente hanno avuto necessità. Peccato – sottolinea con una punta di amarezza il primo cittadino di Potenza – che non si parla mai di quando un amministratore comunale aiuta di tasca propria i cittadini bisognosi. E questo è capitato molte volte nella nostra città durante i mesi del lockdown…». E tutto questo evidenzia Lomuti: «Nonostante ricevano un’indennità mensile di circa 2.500 euro al mese, e non abbiano mai dismesso la partita Iva legata alle professioni di appartenenza. Ma peggio di loro – ha proseguito Lomuti – ha fatto il sindaco leghista del comune di Viggiano, in provincia di Potenza, che il 12 maggio ha approvato un bando a sostegno delle partita Iva dove risultano tra i beneficiari il sindaco stesso, un suo assessore, il suo capogruppo in consiglio comunale, il fratello architetto, la società Cga società al 50 per cento in capo al sindaco, la società Lucania costruzioni di cui un 15 per cento è riconducibile al sindaco e un altro 15 per cento a un terzo fratello, attuale presidente del Consiglio regionale, sempre della Lega». «Tutto questo – ha dichiarato ancora il senatore M5s – con una determina di liquidazione firmata dal responsabile di area finanziaria, zio del sindaco stesso». Senza dimenticare «il cognato del sindaco con una partita Iva per rivendita di automobili». «Ora, il bando prevedeva l’assegnazione di un bonus di 3mila euro a partita Iva (addirittura portato fino a 5mila euro, come scrive La Repubblica), un bell’aiuto rispetto agli aiuti nazionali con una differenza, che il bonus nazionale prevedeva lo scaglione del reddito inferiore a 35mila euro, quello del sindaco di Viggiano arriva a 70mila euro». Ha concluso Lomuti. «Cioè per la giunta di Viggiano, se guadagni 6mila euro al mese hai bisogno di aiuti. Ecco Salvini che fai a questo punto? Gridi slogan o cacci i leghisti furbetti dei contributi?». Intanto sul caso si sono fatti sentire anche i consiglieri regionali M5S, Gianni Perrino, Gianni Leggieri e Carmela Carlucci (come riportato sul nostro sito: http://www.radionoff.it/i-cicala-e-quel-bonus-covid-al-gusto-di-petrolio/), ironizzando sull’«evidente imbarazzo tra le file della truppa di novelli seguaci di Alberto da Giussano: truppa solitamente chiassosa, ma che nelle ultime ore sembra affetta da una insolita, inedita afasia». Inoltre, si sono detti basiti per «il comportamento finora assunto dai millantatori del presunto cambiamento: i quali, sulla scabrosa vicenda dei bonus percepiti dai fratelli Cicala, non hanno ritenuto di proferire parola. Dai vari Pepe, Fanelli, Coviello e fanteria varia, si ode solo l’eco di un lunghissimo silenzio». Contro i silenzi del sindaco, nonché senatore leghista di Tolve, Pasquale Pepe, del commissario regionale Roberto Marti, come pure del vicegovernatore Francesco Fanelli e del capogruppo in Consiglio, Tommaso Coviello, è tornato a “colpire” pure Piero Lacorazza viceresponsabile nazionale organizzazione Pd, con delega al Mezzogiorno e le isole. Lacorazza ha liquidato i leghisti lucani come «struzzi verdi», che nascondo la testa sotto la sabbia per non affrontare il caso dei bonus Covid. Ma ha anche insinuato l’ipotesi che il silenzio nasconda «il godimento per l’indebolimento e il tritacarne mediatico nel quale si sta consumando un “amico” di partito». Sono ormai noti, infatti, i contrasti interni alla “Lega Nord” di Basilicata, dove non manca chi soffre il protagonismo dei Cicala (un tempo vicini politicamente all’ex presidente della Regione Marcello Pittella). «Non dire nulla – ha concluso Lacorazza – non è bel messaggio per chi ha promesso il cambiamento». Al momento, 20 agosto, i seguenti esponenti politici hanno dichiarato di non aver presentato richiesta per ottenere il bonus Covid-19: Gianuario Aliandro (Consigliere regionale Lega), Tommaso Coviello (Consigliere regionale Lega), Gerardina Sileo (Consigliere regionale Lega), Mario Polese (Consigliere regionale Italia Viva il quale ha precisato di non avere più la partita Iva), Arnaldo Lomuti (Senatore dell’M5S), Luciano Cillis (Deputato dell’M5S), Pasquale Pepe (Senatore della Lega e sindaco di Tolve), Francesco Piro (Consigliere regionale Forza Italia), Vincenzo Acito (Consigliere regionale Forza Italia), Gerardo Bellettieri (Consigliere regionale Forza Italia), Gianni Rosa (assessore regionale all’Ambiente di Fratelli d’Italia). Per il resto regna un silenzio assordante. Per il momento, «dopo aver ascoltato e verificato le rispettive posizioni, La Lega ha provveduto alla sospensione dei deputati Elena Murelli e Andrea Dara». Entrambi i deputati hanno percepito il bonus Inps di 600 euro previsto per i titolari di partita Iva. Il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari ha evidenziato: «Pur non avendo violato alcuna legge – dice Molinari – è inopportuno che parlamentari abbiano aderito a tale misura e per questa ragione abbiamo deciso e condiviso con i diretti interessati il provvedimento della sospensione. È comunque incredibile che i vertici dell’Inps non abbiamo versato ai lavoratori che aspettano da marzo quanto dovuto e che abbiano invece versato a chi non era in difficoltà. In qualsiasi altro Paese i parlamentari sarebbero stati sospesi ma il presidente dell’Inps sarebbe stato licenziato».



