Partiamo da una prima domanda: cosa si intende per italiano “medio”?
Nel linguaggio comune e nella satira, l’italiano “medio” rappresenta il cittadino tipo, i cui comportamenti oscillano tra il buon senso e alcuni stereotipi radicati. Questa figura è stata resa celebre da film come “Italiano medio” (2015) di Maccio Capatonda e da inchieste e libri che ne tracciano un profilo socio-culturale ben delineato. Spesso viene associato a:
- un soggetto con un’età anagrafica che si aggira attorno ai 48 anni (l’età mediana in Italia);
- una persona con una forte inclinazione a lamentarsi dei problemi del Paese (politica, burocrazia) ma con la tendenza ad aggirarli tramite “furbizie” e/o raccomandazioni;
- un individuo con un marcato attaccamento alla famiglia, al cibo e al calcio.
Ecco, proprio quest’ultima passione dell’italiano “medio”, le partite di calcio, nelle ultime ore sono entrate in una “bufera” mediatica non indifferente. O meglio, se vogliamo essere più precisi, non le partite in sé (i Mondiali 2026), ma le telecronache della Rai (televisione di Stato) affidate all’ex giocatore di serie “A” Daniele “Lele” Adani.
Ora, non ce ne voglia Adani, ma le sue esperienze da difensore nella massima serie italiana con le maglie di Inter, Fiorentina, Brescia, Empoli ed Ascoli, per quanto intrise di professionalità ed impegno, non saranno ricordate come “eccezionali” dai tifosi delle squadre in cui ha militato. Per carità, Adani è stato uno dei tanti calciatori che si è guadagnato la “pagnotta” nel corso degli anni, ma da qui a paragonarlo a difensori storici del calcio italiano come Baresi, Nesta, Cannavaro, Maldini, Facchetti, Scirea ecc. ce ne passa. Ma in fondo, forse, lo sa lo stesso Adani di non poter competere a certi livelli. Infatti, da quando ha appeso gli scarpini al chiodo, nel lontano 2011, ha cambiato improvvisamente professione e, pur non risultando ufficialmente né un giornalista e né tantomeno un telecronista, è ospite fisso da diversi anni di molteplici trasmissioni televisive e radiofoniche con la qualifica di “commentatore tecnico”.
L’italiano “medio” oltre a dover digerire la terza consecutiva mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, dover pagare il canone della Rai (imposta annuale sulla detenzione di apparecchi televisivi, fissata a 90 euro per il 2026), è costretto anche a sentire Lele Adani che nel bel mezzo del suo accurato “commento tecnico” durante le partite dell’Argentina, in special modo nella semifinale vinta in rimonta contro l’Inghilterra, sembra improvvisamente venir posseduto da un’entità “diabolica” in versione argentina, con urla di godimento ed euforia per le gesta di Messi e compagni. Evidentemente, perdonate la nostra ignoranza in geografia, ma Correggio la cittadina natale di Adani in provincia di Reggio Emilia, è stata spostata, a nostra insaputa, nell’area metropolitana di Buenos Aires; oppure, considerando i 90 euro annui pagati dai contribuenti italiani per il canone Rai, probabilmente, i potenti mezzi della “tecnologia” avranno fatto sintonizzare milioni di italiani non sulla tv di stato italiana, bensì sulla “Televisiòn Pùblica Argentina”.
Cosa può essere successo? Lo scopriremo domenica 19 luglio alle 21:00 durante la finale dei Mondiali Spagna-Argentina la cui telecronaca è stata affidata ancora alla coppia Rimedio-Adani. Agli italiani medi l’ardua sentenza.

