Liste di attesa e decreto milleproroghe. «Le criticità della sanità lucana stanno esplodendo»

di Giuliana Scarano, Segretaria generale Fp Cgil Potenza

Nonostante le carenze di personale continuino a lacerare i servizi alla salute, ad oggi non tutti i concorsi programmati per compensare almeno il turn over vengono sbloccati e le stabilizzazioni del personale precario covid sono solo parziali. E se il personale è sottoposto a carichi di lavoro insopportabili, tra turni massacranti e prestazioni aggiuntive, l’utenza è in sofferenza e le liste di attesa continuano ad ingrossarsi inducendo i lucani a rinunciare alle cure, a rivolgersi al privato o ad andare fuori regione, alimentando il saldo della mobilità passiva. Nonostante l’adozione, da parte della Giunta regionale, della  rimodulazione del Piano di recupero delle liste di attesa risalga ormai a luglio del 2022, ad oggi non conosciamo lo stato di attuazione del predetto Piano, né se le risorse finalizzate siano state effettivamente spese. Dato rilevante alla luce del decreto Milleproroghe, approvato lo scorso 23 febbraio, che fissa al 31 dicembre 2023 la data entro la quale le Regioni potranno utilizzare i 500 milioni stanziati dalla legge di Bilancio del Governo Draghi per il recupero delle liste d’attesa. La norma consentirà alle Regioni la spesa in deroga dello 0,3 percento del fondo sanitario nazionale: le risorse potranno essere impiegate per finanziare attività aggiuntiva del personale sanitario e per aumentare l’offerta di prestazioni in convenzione con le strutture private accreditate.

La Regione chiarisca entità e modalità delle risorse ad oggi utilizzate per il recupero delle liste di attesa e come intende procedere alla luce della opportunità del Milleproroghe. I lucani non possono permettersi un altro “non – piano” di recupero come quello predisposto la scorsa estate. In questo quadro ben poco rassicurante, la bocciatura della Basilicata per gli adempimenti dei Livelli essenziali di assistenza 2020, riportata nel monitoraggio del ministero della Salute e ripreso da Gimbe, non fa altro che confermare quanto denunciato negli ultimi anni dalla Fp Cgil. La Basilicata risulta infatti penultima nel punteggio generale per gli adempimenti Lea 2020, prima solo alla Calabria, con un gap rispetto al 2019 di 32,9 punti, attestandosi ancora tra gli ultimi posti.

Il monitoraggio dei Lea si articola in tre grandi ambiti: prevenzione, assistenza territoriale e assistenza ospedaliera. La Basilicata presenta un punteggio inferiore alla soglia in due delle tre macro aree, ovvero prevenzione e assistenza ospedaliera, laddove in particolare gli indicatori relativi allo screening e alla non autosufficienza posizionano  in basso la nostra regione. D’altronde la stessa Corte dei conti, nel Referto che la Sezione delle Autonomie ha presentato al Parlamento sulla gestione finanziaria 2020-2021 dei servizi sanitari regionali, ha segnalato che significative differenze geografiche si appuntano proprio nei servizi territoriali, come gli screening, il numero di anziani non autosufficienti in trattamento socio-sanitario e l’assistenza domiciliare integrata. In linea con questo quadro generale, per quanto concerne il monitoraggio Lea in Basilicata, la valutazione finale dell’area Prevenzione collettiva e sanità pubblica per il 2020 si attesta su un punteggio pari a 57,07, che risulta sotto la soglia di adempienza. In particolare le criticità interessano gli indicatori sulla  proporzione di persone che hanno effettuato test di screening di primo livello, in un programma organizzato per mammella, cervice uterina e colon retto. D’altronde la Basilicata, oltre alla diminuzione degli screening oncologici, il cui volume di attività dal 2019 al 2020 si è ridotto del 27% (solo per fare un esempio lo screening cervicale si è attestato su un meno 70%),  figura con i valori più bassi di prime visite e  visite di controllo erogate nel 2020 ridotte di oltre 1/3 rispetto al 2019, il che denota la  netta contrazione dell’attività ambulatoriale.

Per l’area distrettuale, seppur di poco sopra la soglia di adempienza, si segnalano delle criticità per gli indicatori del cosiddetto “intervallo -allarme-target” dei mezzi di soccorso; numero deceduti per causa di tumore assistiti dalla rete di cure palliative sul numero deceduti per causa di tumore e numero di anziani non autosufficienti in trattamento socio-sanitario residenziale in rapporto alla popolazione residente.Nello scorso mese di novembre un’indagine di Cittadinanzattiva piazzò la Basilicata all’ultimo posto in Italia per tempistica intercorrente dalla chiamata al 118 all’arrivo del mezzo sul luogo del soccorso, ovvero 33 i minuti di attesa medi in una regione orograficamente difficile e afflitta da gravi carenze infrastrutturali della rete viaria. Una tempistica quasi doppia rispetto ai 18 minuti previsti a livello nazionale e compresi nei Lea se il triage identifica l’evento come codice giallo o rosso. Un rischio per il diritto sulla salute dei lucani ma anche per gli stessi operatori costretti a muoversi in potenziali situazioni di maggiore complessità di intervento, e maggiormente esposti a responsabilità professionale.

Nel mare magnum delle criticità, ci aspettiamo che il governo regionale dia finalmente risposte adeguate ai cittadini a tutela del diritto alla salute e della dignità del personale sanitario tutto, che costituisce la principale ed indispensabile risorsa delle aziende sanitarie.

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