L’isola del silenzio. Dove sono i desaparecidos?

di Valentina Barile

Cosa sappiamo di loro e quale giustizia hanno avuto i loro genitori, figli, in loro memoria? Horacio Verbitsky – editorialista politico del quotidiano argentino Página/12 – racconta il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina nel suo libro “L’isola del silenzio”, tradotto da Andrea Grechi. Ne parliamo con Federico Rodríguez Lemos, giornalista e produttore radiofonico argentino.

El Silencio: meditazione o violazione?

«Trasferimento era una parola temuta, che tutti volevano cancellare dai propri pensieri. Mancavano tre settimane alla fine dell’inverno. Le notti erano ancora fredde, ma nelle ore di sole si poteva già sentire il tepore imminente, come un buon auspicio dopo tanti mesi così duri. Erano stati avvertiti che la loro assenza si sarebbe protratta fino alla fine del mese. Alcuni avevano avvisato i propri familiari che per alcune settimane non avrebbero potuto né telefonare né andarli a trovare. Fino ad allora, non erano mai usciti in gruppo e quella novità li inquietava, anche se nessuno lo diceva apertamente». – da L’isola del silenzio, Horacio Verbitsky.
Federico Rodríguez Lemos su Radio Bullets: «Silenzio è più di una parola. È un concetto che definisce il ruolo di molte istituzioni − molte per non dire tutte − al potere durante l’ultima dittatura militare in Argentina. La Chiesa cattolica ancora oggi non si pronuncia in merito al ruolo che ha avuto in quella circostanza. Non ha fatto un esame di coscienza, né un comunicato istituzionale, e la domanda è: perché? Perché tanto silenzio? Il silenzio è anche complicità. Ci sono molti che giustificano l’atteggiamento della Chiesa sostenendo che il suo silenzio fosse dovuto alla paura d’azione. Però, se una istituzione che professa l’amore non si pronuncia quando viene assassinato il suo popolo, non ci sono giustificazioni, non ci sono difese che valgano». «Eravamo andati a vivere nella baraccopoli di Bajo Flores con l’approvazione e su mandato di Bergoglio. E ciò significava un forte impegno verso molta gente. Io avevo trenta catechisti, alcuni dei quali oggi desaparecidos, mi ero impegnato con il gruppo di sacerdoti della comunità, per la nostra casa passavano religiosi, sacerdoti e laici impegnati verso i poveri. Jalics ospitava 500 persone all’anno in ritiro religioso. Appena pochi mesi dopo averci inviato lì, Bergoglio cominciò a dirci che riceveva forti pressioni da Roma all’Argentina perché sciogliessimo quella comunità e abbandonassimo la baraccopoli. Nella sua veste di provinciale avrebbe potuto ordinarci di andar via, ma non voleva assumersi quella responsabilità», le parole del sacerdote gesuita Orlando Yorio, da “L’isola del silenzio”, commentate da Federico Rodríguez Lemos: «All’interno della Chiesa c’era un ordine di sacerdoti missionari per il Terzo mondo che prestava servizio nei quartieri più poveri. Era a disposizione della gente più umile. Tutto ciò non era ben visto dai vertici della Chiesa cattolica perché sostenevano che in questo modo il marxismo potesse entrare meglio nelle istituzioni. Credevano che le strade da scegliere fossero o il marxismo o il mantenimento degli ideali occidentali. Ma in quella circostanza, la Chiesa collaborò con azioni e omissioni a favore di una feroce dittatura militare. Il ruolo maggiore della Chiesa cattolica, non solo in Argentina, ma in ogni dittatura dei paesi dell’America Latina, è stato quello di alleato della dittatura, di ogni dittatura quindi. Questo sembra inevitabile».

Qual è la verità?

Horacio Verbitsky trova dei documenti nell’archivio del ministero degli Esteri e non se la sente di far finta di nulla, riporta tutto nel suo libro che fa da riferimento storico di quegli anni sui quali si sta prendendo – quindi, volutamente perdendo – del tempo, e chi dovrebbe parlare resta in silenzio, ponendo nell’assoluto anonimato l’urlo di tante voci che chiedono la verità.

«Bergoglio cita in minima parte ciò che è stato il suo operato rispetto agli anni di cui si parla nel libro, e lo fa nel 2010. In quel momento, dice di aver fatto quello che poteva rispetto al ruolo che ricopriva. Bene, credo che Bergoglio e il suo circolo più intimo di persone sappiano cosa hanno deciso o fatto. Certo è che Bergoglio dovrebbe essere più duro con sé stesso. Fu messo in pratica uno dei processi più criminali e atroci della storia dell’Argentina, e non si può sbagliare con le definizioni perché i compagni di ideali, di lotta, e di professione, furono incarcerati, assassinati; e quello che si ascolta, non solo di Bergoglio, ma della Chiesa in generale, è solo il silenzio».

La Chiesa: vittima o carnefice?

Alla luce dei documenti storici e dei testimoni osculari, possiamo analizzare e fare deduzioni di ciò che è stato commesso. E Papa Francesco, che incessantemente ricorda al potere di non perdere la sembianza umana, potrebbe farlo ancora una volta, dimostrando che il coraggio più grande di un uomo è la verità, la ricerca della verità, la speranza della giustizia e del riscatto per gli ultimi. Federico Rodríguez Lemos conclude, per noi, su Radio Bullets: «La Chiesa cattolica è un attore politico importante nella relazione simbiotica che ha avuto con la dittatura militare; ha taciuto e ne ha tratto beneficio senza avere conseguenze. Sebbene secondo Verbitsky ci sono prove sufficienti per affermare che in questa isola − di proprietà della Chiesa − c’è stata l’effettiva detenzione di queste persone, non si può determinare definitivamente ciò che è accaduto. Va detto, però, che non mi sorprenderebbe ricevere quelle che personalmente considero delle conferme, visti gli interessi e la forte intesa tra il potere dittatoriale e i vertici della Chiesa cattolica. Sottolineo che per i vertici della Chiesa cattolica, stare dalla parte degli ultimi fu una strategia che portò onore, soprattutto per l’operato di chi paga con la propria vita la scelta di stare con gli umili».

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