I mesi appena trascorsi, caratterizzati dall’egemonia prepotente della pandemia da Covid-19, hanno messo a dura prova ognuno di noi: le abitudini, le certezze, l’attività professionale, causando, molto spesso, ansia, affaticamento, senso di impotenza. Disorientati andiamo avanti guidati dalla speranza. Si sprecano gli slogan che inneggiano alla positività capeggiati dal motto: «Ce la faremo!». In questi momenti bui, anche una piccola sofferenza può sembrarci un ostacolo insormontabile. In questi momenti bui si scoprono le vere amicizie. Un amico: cosa rara, preziosa, che spesso, quando lo si trova, rischia poi di svanire, vuoi perché la vita lo conduce lontano da noi, vuoi perché magari si trasforma in qualcosa di più… Nel nostro immaginario l’amico c’è sempre, è una roccia, affronta mille difficoltà per sostenerci. Il suo potere è immenso: consolatorio, rincuorante ci ricorda che la vita non è bella ma merita comunque di essere vissuta. Ci racconta bugie meravigliose che hanno il potere di risollevarci l’animo e darci la forza di rialzarci, perché non dobbiamo giacere, restare inermi troppo a lungo. Ci incita a resistere, a combattere, a lottare, a non arrenderci perché esiste un domani migliore di oggi. Per fare tutto ciò l’amico, spesso, si sacrifica per sostenerci, a non mollare, a riacquistare fiducia in noi stessi e per vincere questa sfida si avvale della fantasia, dell’utopia: qui la razionalità serve a ben poco anche perché presto toccherà a noi consolarlo.
Marcella Nigro: “Caro amico ti scrivo ai tempi della fase 2 del Covid-19″

