L’enciclopedismo del copia e incolla

Ci risiamo, lo scibile cazzulliano non conosce limiti visto che a esso si affidano ingenui lettori, non certo animati dalla curiosità nel senso inteso da Plutarco. Una ghiotta occasione per pontificare, abitudine perversa, spaziando sugli argomenti più disparati nella sua rubrica del Corriere, come se non bastassero i suoi libri! Mancavano ancora all’appello le stravaganti considerazioni sulle vicende legate alla nostra storia risorgimentale, di cui sentivamo tutti urgente bisogno, ed eccolo sproloquiare sui cosiddetti neoborbonici, un ambiguo pretesto per le sue raffazzonature storiche. Da quel che scrive e dai termini che adopera, appare come un personaggio nel cui inconscio si alternano autoritarismi alla Cialdini, concezioni lombrosiane e ammiccamenti alla Pallavicini in una simbiotica acquiescenza liberal-risorgimentale e antiborbonica.

La complessità storica del nostro Risorgimento è minimizzata seguendo grossolani e superficiali canoni storiografici, ben diversa da quanto potevano permettersi illustri penne del tempo passato, di cui non occorre farne i nomi, con uno spessore culturale di alto livello e interpretazioni organiche e originali. Il lavoro dello storico è ben altro e non ha bisogno di tribune o passerelle giornalistiche!

L’unità d’Italia è un dato di fatto, diverso è invece porsi il problema di come ci si è arrivati, esiste una questione meridionale così come quasi per una legge simmetrica oggi è possibile parlare anche di una questione settentrionale. Si discute tanto delle autonomie differenziate, dimenticandosi che l’Italia viaggia ancora a due velocità, esiste il nord e il sud anche nell’Europa così come il nostro pianeta ha un polo Nord e un polo Sud, quel che fa la differenza è il contesto socio-economico in cui viviamo non certo l’essere filoborbonici o antiborbonici con tutte le elucubrazioni pseudo storiche o giornalistiche da cui siamo sommersi!

radionoff
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