Le strade: quella corrispondenza biunivoca tra territori che rilancerebbe l’economia dell’entroterra lucano

“Una buona ed efficiente rete viaria, può essere considerata come “la cartina di tornasole” per verificare il grado di civiltà raggiunto da un popolo. La strada, per una comunità è elemento imprescindibile tanto banale quanto necessario.” Rilevo questa affermazione da un Blog che pratica cultura, sociologia e politica. E come non essere d’accordo con una simile affermazione? Deve essere la stessa cosa che ha pensato il Sindaco di Corleto Perticara quando ha deciso di convocare i Sindaci dei Comuni interessati alla viabilità di collegamento tra la valle del Sauro e la valle del Basento, ovvero a quella trasversalità che, passando per la Basilicata, dovrebbe collegare definitivamente il Tirreno all’Adriatico. La viabilità è segno di civiltà e di progresso, ce lo insegna la storia; dalla via regia dell’Impero persiano con i suoi 2600 Km. Ma più vicino a noi, i Romani che fecero nelle strade il loro punto di forza; pensiamo all’Appia che ancora entra nel lessico stradale del Capoluogo di regione per terminare in Puglia a Brundisium. In tutto ciò vi è anche parte di necessità socioeconomica che posa su politiche macroeconomiche volte a generare non solo effetti benefici, con l’intrinseco valore infrastrutturale, ma sarebbe anche fonte di posti di lavoro dando sollievo in un momento di depressione terrificante.  L’avvio di queste opere comporterebbe l’innesco di vantaggi sul modello Keynesiano assorbendo manodopera del settore civile che dalla dismissione del cantiere di Tempa Rossa ancora non riesce a trovare una occupazione duratura, e al contempo darebbe fiducia in chi vorrebbe sviluppare idee d’impresa in Basilicata. Occorre però iniziare ora, dare un segnale di aver definitivamente disarcionato la burocrazia che pesa come un giogo sulle scelte di governo e far partire le grandi opere pubbliche. Ci vorrà del tempo, magari gli effetti benefici sul turismo di Matera 2019 saranno già un ricordo remoto, lo sfruttamento minerario sarà nella fase senescente quando si avvieranno i cantieri, ma va anche bene, perché, per citare il chiarissimo Professore Lanfranco Senn, “Al di là dei tempi, quello che la gente si aspetta è che ci si preoccupi di costruire il futuro, di fare qualcosa che interessi anche le generazioni future. La gente è disposta ad aspettare che le infrastrutture siano pronte per poter usufruire dei servizi che offrono.  Accetta che ci voglia tempo, ma vuole vedere che si mette su pietra su pietra, vuole vedere la cattedrale crescere, vuole vedere l’infrastruttura realizzarsi perché risponderà ad un proprio bisogno”. Dunque dalla conferenza, diligentemente convocata dal Sindaco di Corleto Perticara – la Aberdeen dell’alto Sauro – è emersa una proposta per i Recovery Plan del completamento della Strada Saurina ovvero:  

  1. “Saurina – Camastra: strada di prosieguo del tratto esistente, qualche anno fa adeguato, che si collegherebbe con la S.P. 32 sulla quale sono in corso di realizzazione o di prossima realizzazione interventi di adeguamento. Con tali opere la Valle del Sauro sarebbe collegata con il capoluogo di provincia e la Potenza – Melfi verso la A14. Esisterebbe già una proposta progettuale del 2009 presentata a Corleto Perticara dall’ANAS e dal presidente della Giunta Regionale dell’epoca e su cui le varie amministrazioni interessate si sono già espresse che potrebbe essere aggiornata e rivista alla luce delle innovazioni normative.
  2. Saurina – Basento: dal km 5 dell’attuale Saurina SP n. 1 della provincia di Matera (località Carpinello) sono in corso interventi di sistemazione del collegamento con la Cavonica. Dando sbocco alla Cavonica verso lo scalo di Ferrandina, la Valle del Sauro si troverebbe collegata con Matera e Bari.

Si tratta di completamento di strade in parte già realizzate, che costituirebbe un collegamento trasversale strategico anche per la valle dell’Agri con la direttrice Matera – Bari. Tali interventi rientrano in pieno nello spirito del Recovery Plan, verso un sistema infrastrutturale moderno che vada a colmare lacune che fin ora hanno penalizzato lo sviluppo economico di aree interne del Mezzogiorno d’Italia. Chissà che l’aver toccato il fondo, in questi mesi di Pandemia, sia servito a capire che solo la sinergia tra forze politiche territoriali potrà generare sviluppo e benessere socioeconomico. Chissà!

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