Lacorazza scrive al commissario del PD Dal Moro

di Piero Lacorazza

Ormai da mesi, anzi dall’inizio della pandemia, provo a sollecitare il Pd a mettere l’orecchio a terra. Ma continua ad innervosire questa mia posizione sia internamente che esternamente. Ma di quale atteggiamento si tratta? La richiesta di voler discutere di lavoro, sviluppo, petrolio, sanità, scuola, trasporti, etc… preoccupa chi sa benissimo che sono profonde le fratture che negli ultimi anni di governo si sono determinate con la società lucana; le principali ragioni delle sconfitte che hanno avuto chiari responsabili. Eppure quel gruppo dirigente con la elezione di un giovane segretario regionale Mario Polese ha prima promesso, poi provato a realizzare una rivoluzione intestandosi la linea del “rinnovamento”. Il “rinnovamento” non ha portato buoni frutti, anzi.. Al congresso/primarie che ha eletto Mario Polese votarano 55.000 persone, alle elezioni politiche immediatamente successive il partito prese 50.000 voti. Sarebbe banale ricordarlo, anche matematicamente superfluo (allora elaborammo una tabella), che il crollo del Pd vi era stato nella gran parte dei paesi in cui Mario Polese aveva fatto il pieno. Ovviamente l’analisi andrebbe approfondita e condita di tante altre cose ma per il momento basta il dato: 55.000 votanti alle primarie e 50.000 votanti alle politiche. Avevamo avvertito per tempo che saremmo arrivati a quel punto. Ma come se nulla fosse si è proseguito. Siamo ritornati (trovate il comunicato in allegato) ad offrire la stessa disponibilità in preparazione delle elezioni regionali. Ma come se non fosse accaduto nulla avanti a tutta birra!!! Conoscete l’esito.Ricordo che non è stato sempre così. Dopo le primarie del 2007 il Pd raggiunse alle elezioni politiche del 2018 circa il 40 per cento. Certo un’altra epoca. Ma anche il mix corretto tra rinnovamento, esperienza e pluralismo.Oppure la scelta di un rinnovamento per “rottura” con la elezione di Roberto Speranza segretario regionale con un assestamento successivo plurale ed equilibrato.Nel libro curato da Ugo Maria Tassinari, quindi non oggi, nel mio ricordo di Antonio Luongo ho riportato come nella discussione con lui ci fosse un punto di differenza importante nella visione del Centrosinistra lucano: per me da anni aveva perso la spinta propulsiva ad interpretare il destino dei lucani e il solo equilibrio tra classi dirigenti avrebbe portato prima o poi al suo disfacimento.Negli anni del Governo Pittella e della segreteria del Pd di Mario Polese questi elementi si sono accentuati. Non tenere conto delle profonde trasformazioni che ci sono state – non c’è più neanche un’alleanza che, soprattutto per ragioni nazionali, non ha più partiti radicati – rischia di riportare gli stessi errori del passato. Va addirittura ricomposto un campo politico… Spero di sbagliarmi ma la sensazione che ricavo dall’apertura della campagna tesseramento del Pd non sembra presagire cose particolarmente nuove.E anche il tentativo, ancora poco coraggioso, di una generazioni corre il rischio di schiantarsi esattamente su queste onde che sembrano partire esattamente dalle ragioni della crisi del Pd.E l’anima di un partito non la ricostruisci se non offri prospettive di riscatto per i giovani lucani. E queste prospettive stanno nel modello di sviluppo, sui diritti di cittadinanza… E qui che si affonda il colpo perché in Basilicata modello di sviluppo e welfare sono per loro natura e contraddizioni incastrati nella dinamica politica e viceversa. E per questo che tutto, o gran parte, rimane fermo. È questo il nodo del Pd e del Centrosinistra, altrimenti rinnovamento o conservazione saranno utili a qualche pugno di tessere in più di un gruppo piuttosto che di un altro ma dubito che si riuscirà a fare avvertire ai lucani che stiamo ripartendo nel loro interesse. Ci vorrebbe la spinta delle Agorà come le ha raccontate ed immaginate il segretario Enrico Letta: luoghi di confronto aperto e reale che abbiano capacità attrattiva e potere deliberante. Ne parleremo anche di questo, per il momento basta il titolo.Se i lucani non avvertiranno questo sarà difficile tornare a vincere e la Basilicata sarà sempre di più nella mani di una destra inadeguata che aggrava le contraddizioni e le fragilità già oggi fortemente penalizzanti innanzitutto per le nuove generazioni. Il commissario Dal Moro ha dichiarato che svolgerà un lavoro di “affiacamento”. Non può che essere così. Per alcuni versi è anche giusto. Rischia di non bastare. Può chiederlo al suo vice Donato Riserbato che ha vissuto il congresso che ha eletto Mario Polese segretario regionale. Dopo Antonio Luongo il Pd aveva un “nuovo” gruppo dirigente ma stava preparando, pur essendo al potere – condizione oggi assente – la più disastrosa sconfitta della storia del Centrosinistra lucano. Allora qualcuno pensava che stessimo preparando l’uscita dal Pd, noi che c’eravamo rimasti anche quando compagni e amici di sempre avevano scelto un’altra strada. Siamo rimasti nel Pd, abbiamo fatto più di qualche congresso di minoranza. Per le ragioni di cui sopra e come atto estremo, personalmente non ritirai la tessera nel 2018 ma sono rimasto iscritto al gruppo del Pd, dove con oltre 11.000 preferenza ero stato eletto nel 2013. Abbiamo dato un contributo – circa 10.000 voti dentro una sconfitta e senza aver ricoperto ruoli di Governo o di direzione politica, voto congiunto compreso – alle elezioni regionali con una lista civica autorizzata dalla direzione regionale del partito e costruita a tre giorni dalla scadenza della presentazione delle liste quando il candidato presidente è stato deciso senza ben chiare motivazioni dopo una vicenda giudiziaria che aveva appesantito il finale della legislatura.

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