La vertenza CMD di Atella (PZ) finisce in tribunale. Domani la prima udienza. 14 lavoratori in somministrazione dal 2018 mai riassorbiti dall’azienda nonostante gli impegni assunti sindacali assunti in Confindustria, Regione e Prefettura

Si svolgerà domani al Tribunale di Potenza la prima udienza della vertenza dei 14 ex lavoratori della Cmd di Atella, estromessi dall’azienda a ottobre 2018 e ancora in attesa di un riassorbimento nonostante gli impegni assunti in sede sindacale, in Confindustria, in Regione e in prefettura. Si tratta di lavoratori assunti con contratti di somministrazione per lungo tempo, dai 4 ai 10 dieci anni e che, con l’entra in vigore dell’allora Decreto Dignità, «sarebbero dovuti essere stabilizzati in quanto prestavano servizio presso l’azienda in forma precaria da oltre 24 mesi, termine previsto dal decreto. Ciò non solo non è avvenuto, ma nonostante i reiterati impegni assunti formalmente dalla Cmd per la loro ricollocazione, che sarebbe dovuta avvenire per step e nel corso di un anno, i lavoratori si trovano tutt’oggi senza una occupazione e senza un sostegno al reddito, non potendo usufruire di alcun ammortizzatore sociale. Tramite il sindacato Nidil Cgil di Potenza e il suo legale Luca Lorenzo, i lavoratori hanno fatto ricorso alla magistratura per vedersi riconosciuti i loro diritti e la loro dignità». «Quanto accaduto è un fatto grave – ha commentato Emanuele De Nicola, segretario generale Nidil Cgil Potenza, alla conferenza stampa appositamente convocata oggi a Potenza, alla presenza del legale rappresentante – si tratta di una vertenza che in tutto questo tempo ha visto diversi accordi sindacali firmati dalle parti in Confindustria, in Regione e in prefettura. La Cmd non solo ha continuato a siglare accordi e intese senza poi applicarli, ma ha continuato a percepire una parte dei fondi pubblici stanziati dalla Regione per un progetto innovativo nel campo dell’aeronautica e per il quale è prevista l’assunzione di 55 unità, tra le quali anche i 14 ex lavoratori in somministrazione e che sarebbero dovuti essere opportunamente formati per il reintegro in azienda. Eppure noi sappiamo che allo stato attuale, anche per quanto previsto dalle leggi legate all’emergenza pandemica, l’azienda ha all’attivo una cinquantina di somministrati, oltre ad aver usufruito dei diversi ammortizzatori sociali previsti proprio per fronteggiare la crisi. Quindi – precisa De Nicola – le possibilità per dare attuazione agli impegni presi c’erano e ci sono tutt’ora. Pensiamo dunque che l’azienda abbia usato la precarietà come strumento per effettuare una selezione del personale, lasciando volutamente i 14 lavoratori fuori dal sistema produttivo, che oggi sono del tutto abbandonati e in balia degli eventi. Auspichiamo che la magistratura faccia il suo corso il prima possibile – conclude De Nicola – proprio per permettere ai lavoratori di vivere con serenità e dignità e, come già fatto in passato, chiediamo alla Regione di sospendere i contributi pubblici fino a quando l’azienda non tenga fede agli impegni assunti che ci auguriamo saranno ribaditi anche in sede giudiziaria».

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