Tra gli eventi organizzati all’interno del calendario dell’estate rionerese, il 27 agosto, era previsto un incontro dal titolo: “La ricchezza dei dialetti lucani”, una lectio Magistralis della Prof.ssa Patrizia Del Puente dell’Unibas. La professoressa Patrizia Del Puente, docente di Glottologia e Linguistica presso l’Università degli Studi della Basilicata, esperta, ma, soprattutto appassionata delle questioni che riguardano i nostri dialetti, si è detta fiduciosa in relazione allo stato di salute della nostra lingua viscerale, appunto il dialetto. Un elemento, a tal proposito, negativo, cioè il secolare isolamento geografico della nostra Regione, in realtà ha giocato e gioca a vantaggio del dialetto, salvaguardando il ricco patrimonio linguistico lucano. Patrimonio non paragonabile a quello delle altre regioni, più ricco, conservativo e diversifìcato. La lingua italiana tende, per ragioni pratiche, a soffocare i dialetti, rappresentando gli stessi come una distorsione della stessa lingua, e, per ciò, costringendo, specie le nuove generazioni, ad abbandonarli. Problema che seriamente si pone in prospettiva. E, a tal riguardo, bisogna insistere affinché salvaguardare il patrimonio linguistico locale, chiedendo, nel contempo, alla scuola, di insegnare un italiano corretto, senza però mai abbandonare la lingua viscerale, appunto il dialetto, che rappresenta la storia secolare di ognuno di noi. La varietà dei dialetti lucani, rappresenta la loro vera ricchezza, assieme alla diversificazione e alla conservatività. Secondo Del Puente vi è addirittura un’area in Basilicata che, attraverso il dialetto, conserva le vocali toniche e le desinenze del latino, rappresentando un aspetto straordinario ed unico. In merito, poi, al ruolo della lingua viscerale in una realtà dominata dall’economia, evidenzia De Puente, e da imposizioni esterne al nostro Paese, vedasi l’influenza della lingua inglese, in prospettiva, conservare il dialetto significa restituire ad ogni singola comunità, le proprie radici, che la globalizzazione culturale, che accompagna quella dell’economia, tende a cancellare. «Il dialetto, in definitiva – conclude la professoressa dell’Unibas – rappresenta l’identità di un popolo, che è diversità, e, proprio per questo, è ricchezza da preservare e non cancellare».


