di Giulio Tompesi
“Il Governo Conte continua ad infettare la Basilicata. Dopo i casi di Potenza, Irsina (MT) e Ferrandina (MT), ecco Palazzo San Gervasio (PZ). Tra i braccianti extracomunitari ospitati nel centro di accoglienza ci sarebbero diversi positivi al Covid. Ecco cosa succede quando un manipolo di irresponsabili adotta politiche migratorie scellerate: il risultato è il Covid da importazione. Attendiamo ovviamente l’esito della riunione d’urgenza in Prefettura. Certo è che la Basilicata è stata la prima regione Covid-free, mentre ora siamo ripiombati nell’incubo“. La dichiarazione è del senatore lucano della Lega nonché sindaco di Tolve, Pasquale Pepe (nella foto con Salvini). A volte viene da chiedersi ma ci è o ci fa? Dubbio poco amletico! Il senatore non ha speso una parola sui tanti casi positivi che si sono registrati in altre regioni d’Italia, a cominciare dalla Sardegna e da quanti sono usciti positivi al Covid-19 dal “magnifico” locale di Briatore. Il “povero” senatore è un vero professionista che rientra nella classica formula dell’adulatore, piaggiatore, disposto a tutto pur di entrare nelle grazie di chi può fargli ottenere ciò che desidera. Lo inviterei a togliersi la mascherina come fa il suo “capitone”, a non rispettare la distanza di sicurezza e a stringere le mani. Del resto è stato proprio il “capitone” della Padania a partecipare a un convegno al Senato tra le fila dei nagazionisti. I piccoli Bolsonaro crescono e pure in fretta, peccato che poi si ritrovano in ospedale a fare i conti con crisi respiratorie e altri accidenti vari e, tanto per completare l’opera, ci conducono anche i figli risultati positivi al Sars-CoV-2. Forse è tempo di fare chiarezza: il virus esiste oppure no? Come la pensa senatore? Urge una sua presa di posizione finalmente decisa e inopinabile, ma forse è chiedere troppo a San Rocco! Caro senatore finché non si giungerà a un vaccino i malati continueranno a riempire le corsie e i cimiteri di tutto il mondo, compresa la Lombardia che continua a registrare ogni giorno sempre più casi. La vetta della classifica nefasta è tutta della regione cara al “capitone”. Più forte della spinta naturale a proteggersi dal male (una protezione complicata e faticosa, dall’esito comunque incerto) c’è solo l’impulso primordiale a negarlo, illudendosi di cancellarlo per il puro fatto di disconoscerlo, di distruggerlo già soltanto rifiutandolo. È un gesto elementare di semplificazione della complessità: davanti a un’insidia che mi minaccia, io nego la sua stessa esistenza, e in questo modo sono esonerato dal peso della sua morbilità. Senatore prenda una decisione e soprattutto prenda un posizione sullo scandalo dei camici lombardi, sui bonus dell’Inps presi dai suoi compagni di merenda non solo al Comune di Potenza o delle cifre stratosferiche stanziate dal Comune di Viggiano a guida di Amedeo Cicala, fratello del presidente del consiglio regionale Carmine Cicala (Lega Salvini Basilicata). Il riferimento lapalissiano è ai cosiddetti bonus economici dovuti alla pandemia Covid-19 ai detentori di partita Iva. E chi sono i beneficiari? La stragrande maggioranza sono esponenti della Lega Nord eletti in Basilicata. Il caso ha fatto tanto scalpore che è finito addirittura in Senato. E sul “banco degli imputati” c’è finito proprio il sindaco di Viggiano Amedeo Cicala, responsabile enti locali della Lega lucana, e alcune società di famiglia, di cui è socio anche il fratello Carmine. “Affari di casa nostra” potrebbe dire qualcuno dei vostri come nel caso dei famosi 49 milioni di euro serviti per i più svariati motivi: dall’acquisto di oro a lauree in Albania e via dicendo. È chiaro che qualche “spicciolo” (diciamo così) sarà anche finito nelle tasche di più di qualcuno. Ma torniamo all’affare “Cicala”. Eppure Matteo Salvini aveva detto che avrebbe usato il “pugno duro” contro i furbetti del bonus. Quando però si è reso conto che si trattava di appartenenti alla Lega-Nord-Basilicata-Italia ha fatto un deciso passo indietro, tanto per non cambiare il “leitmotiv” che lo contraddistingue. Nella speciale classifica dei “furbetti” possiamo annoverare due assessori della giunta comunale di Potenza, uno dei quali è stato cacciato dalla sua compagine. Peggio di loro ha fatto il sindaco leghista del comune di Viggiano, in provincia di Potenza, che il 12 maggio ha approvato un bando a sostegno delle partita Iva dove risultano tra i beneficiari il sindaco stesso, un suo assessore, il suo capogruppo in consiglio comunale, il fratello architetto, la società Cga società al 50 per cento in capo al sindaco, la società Lucania costruzioni di cui un 15 per cento è riconducibile al sindaco e un altro 15 per cento a un terzo fratello, attuale presidente del Consiglio regionale, sempre della Lega. Tutto questo con una determina di liquidazione firmata dal responsabile di area finanziaria, zio del sindaco stesso. Senza dimenticare il cognato del sindaco con una partita Iva per rivendita di automobili. Il bando prevedeva l’assegnazione di un bonus di 3mila euro a partita Iva (addirittura portato fino a 5mila euro, come scrive La Repubblica), un bell’aiuto rispetto agli aiuti nazionali con una differenza, che il bonus nazionale prevedeva lo scaglione del reddito inferiore a 35mila euro, quello del sindaco di Viggiano arriva invece a 70mila euro. Quindi per la giunta di Viggiano, se guadagni 6mila euro al mese hai bisogno di aiuti. Ecco, Salvini che fai a questo punto? Gridi slogan o cacci i leghisti furbetti dei contributi? Ebbene di tutto questo non si è sentito proferire parola dai vari Pepe, Fanelli, Coviello e fanteria varia. L’unica cosa che regna sovrana è un silenzio assordante. Piero Lacorazza, viceresponsabile nazionale dell’organizzazione del Pd, con delega al Mezzogiorno e isole ha liquidato i leghisti lucani con una frase alquanto colorita: «struzzi verdi». Struzzi perché nascondono il becco sotto la sabbia e verdi perché è il loro colore “naturale”. E in tutto questo ciò che ha più dell’incredibile è che i vertici dell’Istituto nazionale di previdenza sociale non hanno fatto ciò che da loro ci si aspettava: versare ai lavoratori che aspettavano da marzo quanto dovuto e che hanno invece versato a chi non era in difficoltà. Il dubbio poco amletico è semplice: sospendere i “furbetti” con provvedimento d’urgenza e mandare a casa il presidente dell’Inps. Ma si sa l’Italia è il Paese di santi, scopritori, artisti e anche navigatori o meglio “naviganti in acque torbide degli affari di famiglia”. Senatore Pepe mediti, mediti e continui a meditare. Chissà forse giungerà a una conclusione… forse!

