Il piano per cambiare l’accordo di Dublino

La Commissione europea ha presentato una proposta che punta soprattutto sulla condivisione dei rimpatri dei migranti, più che sulla condivisione dell’accoglienza.

La Commissione Europea ha presentato una proposta per modificare il Regolamento di Dublino, il collo di bottiglia legislativo che trattiene in Italia e in Grecia migliaia di migranti che arrivano via mare, e che gli esperti di immigrazione considerano datato e inefficiente. La proposta era stata anticipata dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, durante il più recente discorso sullo stato dell’Unione. A differenza delle più recenti proposte di riforma – che prevedevano quote obbligatorie di richiedenti asilo da accogliere in tutti i 27 paesi dell’Unione, ed erano state respinte dai Paesi dell’Est – quella presentata da von der Leyen prevede la possibilità per i paesi di scegliere se accogliere concretamente i richiedenti nel proprio territorio oppure se «aiutare» i paesi di primo ingresso, cioè Italia, Grecia e Spagna, a rimpatriare un numero pari di richiedenti asilo la cui richiesta di protezione è stata negata, oppure ancora finanziare centri di accoglienza nei paesi di primo ingresso o programmi di sviluppo nei paesi di origine dei richiedenti. In sostanza, la nuova proposta punta a condividere lo sforzo sui rimpatri più che sull’accoglienza: la Commissione si è giustificata spiegando che al momento a circa due terzi dei richiedenti asilo che entrano in territorio europeo viene negata la possibilità di rimanerci legalmente. La Commissione non lo dice, ma in diversi paesi l’alto tasso di diniego è dovuto a pressioni dirette e indirette da parte della politica per accogliere meno richieste possibili, come del resto è successo in Italia nel periodo dei cosiddetti “decreti sicurezza”. Von der Leyen ha parlato della necessità di trovare un equilibro fra «responsabilità e solidarietà» fra gli stati membri, e ha spiegato che il nuovo sistema offrirebbe «un modo nuovo» per gestire l’immigrazione «rispettando i nostri valori». Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione con la delega alla promozione dello stile di vita europeo, ha dato qualche dettaglio in più sulla proposta, diffusa anche dagli altri canali della Commissione.