«I cittadini lucani pagheranno il prezzo più alto sulla prevenzione dei tumori»

di Giuseppe Demarzio, presidente di Sanità futura

La Regione Basilicata – come si evince dal documento di “pianificazione e indirizzo per la prevenzione e il contrasto del cancro 2023 -2027” del Ministero alla Salute – risulta non aver recepito quanto previsto dalla Conferenza Stato-Regioni (17 aprile 2019), circa la “Revisione delle Linee Guida organizzative e delle raccomandazioni per la Rete oncologica” . Il riferimento è agli appositi Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) stabiliti dalle linee guida di riferimento, individuati per garantire le modalità organizzativo-funzionali più efficienti nella gestione delle patologie oncologiche ed ematologiche.

Tutto questo accade mentre nel Piano Oncologico Nazionale del Ministero della Salute, riportato nel documento di “pianificazione e indirizzo per la prevenzione e il contrasto del cancro 2023 -2027”, sono indicati numeri piuttosto inquietanti sull’incidenza dei tumori nella popolazione maschile e femminile europea – nel 2020 sono state 2,7 milioni le persone comunitarie a cui è stata diagnosticata una patologia neoplastica con 1,3 milioni di decessi – che se riportati a livello Nazionale e poi Regionale non ci lasciano per nulla tranquilli contro quelli che vengono definiti ”the four big killer” (Tumore del Polmone – Tumore della Mammella – Tumore del Colon Retto – Tumore della Prostata) .

Lo stesso documento Ministeriale esplicita, con estrema puntualità, l’importanza della prevenzione e del mantenimento dei follow up oncologici, quali fattori fondamentali per la sopravvivenza ai tumori. In parole più semplici accade che, mentre le patologie tumorali aumentano, la diagnosi precoce e l’assistenza continuano a migliorare la qualità della vita riducendo il numero di decessi.

Innanzi a tanta evidenza ci domandiamo perché le Istituzioni di una Regione, che può contare su risorse economiche ulteriori rispetto ad altre prive di ricchezze naturali, scelga di depotenziare i servizi sanitari necessari a protezione della salute dei propri cittadini.

L’Italia vive un momento davvero difficile nell’organizzazione sanitaria del sistema pubblico ospedaliero ed ambulatoriale e nonostante tale contesto la sanità privata accreditata prova a mantenere alti i livelli di erogazione dei servizi, di tale circostanza se ne parla in ogni consesso con l’aggiunta di riconoscimento e ringraziamento da parte delle Istituzioni anche per il ruolo svolto durante la pandemia.

Purtroppo noi che siamo rappresentanti proprio di questa parte della sanità non possiamo fare lo stesso nei confronti di chi è chiamato ad organizzare le politiche ed i percorsi amministrativi della Salute Regionale. In tal senso il nostro giudizio negativo è lapidario e con richiamo alla responsabilità – soffocare l’unica parte di sanità che funziona bene produce danni irrecuperabili sulla vita umana.

In questo allarmante scenario politiche disattente invalideranno l’obiettivo che il PNRR si prefigge di attuare nella riduzione e nel controllo delle patologie oncologiche. Sanità Futura è più volte intervenuta sul tema della prevenzione contro le patologie oncologiche dimostrando in tal senso il ruolo significativo e sostanziale delle strutture ambulatoriali private accreditate nell’intero Sistema Sanitario Regionale.

Il ruolo assistenziale – territoriale che il PNRR si prefigge di potenziare con le case di comunità è stato sino ad oggi assolto proprio dagli ambulatori accreditati (anche privati) che, dislocati in ogni angolo del territorio Lucano, operano erogando cure e servizi con propri medici e personale sanitario; non è del tutto casuale che nei convegni a tema PNRR – Missione 6 – si segnala da più parti la necessità di combinare e potenziare il più grande progetto Europeo post covid sulla cura della persona con le attività ed il dinamismo delle realtà private accreditate nazionali.

Vorremmo ribadire che l’accreditamento istituzionale delle strutture sanitarie riguarda quelle di pubblica proprietà ed anche quelle di proprietà privata e che tali certificazioni vengono rilasciate sulla scorta di analisi del fabbisogno territoriale nel cui calcolo si prevede anche l’apporto che queste strutture offrono alle funzioni di prevenzione contro le malattie oncologiche.

Dunque, non è più possibile sottrarsi a queste tematiche, l’ampia diffusione di queste patologie vede noi operatori pienamente coinvolti e responsabili nel servire la popolazione e vorremmo che questa battaglia in difesa della “nostra funzione lavorativa” possa scuotere la coscienza di chi è preposto a garantire istituzionalmente la salute pubblica.

Ormai su questo tema, non fanno più notizia le promesse del Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, le risposte sfuggenti dell’Assessore alla Salute Francesco Fanelli, né tantomeno le inconsistenti determinazioni dei Dirigenti Amministrativi dipartimentali:

Per noi e per i pazienti la drammatica notizia è che si è scelto di rallentare drasticamente la prevenzione ed il “fallow up oncologico” lasciando da lunghi mesi la sanità privata accreditata senza i dovuti pagamenti.

All’indifferenza di chi potrebbe fare qualcosa vorremmo contrappesare la realtà: quando il medico richiede accertamenti diagnostici per un sospetto tumore la vita del paziente e dei suoi famigliari viene sconvolta. Si deve correre per neutralizzare il problema e nel primo step è urgente conoscere l’aggressore per adottare strategie di difesa; dopo la terrificante notizia il paziente urta violentemente contro le liste di attesa e dopo lunga fila allo sportello o al telefono scoprire che non ci sarà un luogo disponibile a prendersi cura lo condurrà alla disperazione.

Il Presidente Bardi e l’Assessore Fanelli dispongano urgentemente gli atti per salvaguardare le strutture private accreditate di Basilicata, luoghi di cura e prevenzione.

intervento
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