«Gestione della fauna selvatica: la politica finalmente ascolta i territori»

di Gabriele Larotonda, Resp. Dip. Prov. Agricoltura ed Eccellenze italiane – Fratelli d’Italia

Con l’incontro del 10 febbraio scorso presso il Polo Bibliotecario di Potenza, la politica ha dimostrato, finalmente, che gli annosi problemi inerenti le “popolazioni animali a vita libera” che interessano tanto le periferie quanto i grandi agglomerati urbani della nostra amata Penisola, basti pensare ai molteplici episodi di cronaca riguardanti la Capitale d’Italia, sono un tema di realtà non solo attuale, ma anche inderogabile.

Dapprima con il videomessaggio del Ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida, poi con gli interventi puntuali degli esimi relatori e, per finire, con l’appassionata conclusione del Senatore Gianni Rosa, è stato chiaro che la modifica della disciplina inerente alla materia non è che un passo importante fuori dall’immobilismo ideologico degli ultimi anni.

È stato ribadito a più riprese che, nell’intenzione del Legislatore, la modifica della Legge 11 febbraio 1992 n.157 non esce dall’alveo della tutela della fauna selvatica e, anzi, per la prima volta, ai provvedimenti regionali di controllo si attribuiscono nuove finalità di tutela che prima non erano contemplate.

La difesa della biodiversità intesa come coesistenza in equilibrio in uno stesso ecosistema, la pubblica incolumità e sicurezza stradale, il diritto al lavoro dei cittadini e delle imprese, sono queste le nuove esigenze di tutela che trovano piena soddisfazione con la modifica dell’art. 19 della legge succitata.

Nella fattispecie lucana, ma non solo lucana come abbiamo precisato all’inizio, gli eventi di conflittualità tra fauna selvatica e attività antropiche sono dovuti all’incremento pericoloso e incontrollato degli ungulati, nel caso specifico della specie cinghiale, animali dall’elevata capacità adattiva.

Per eventi di conflitto si intendono: gli impatti esercitati dal cinghiale sulle coltivazioni agrarie, i quali hanno causato in Basilicata dal 2010 al 2020 più di 6000 istanze per danni, per un valore in euro del risarcimento pari a 5.800.000 euro; i danni causati ai veicoli e alle persone per i sinistri stradali, con un importo di sinistri indennizzati dal 2009 al 2021 pari a 1.900.000 euro; le problematiche di carattere sanitario che colpiscono gli animali di allevamento, come quelle derivanti dalla Peste Suina Africana, la quale merita rilevante attenzione da parte della medicina veterinaria, della sanità pubblica in generale e delle istituzioni, dal momento che, negli ultimi decenni, vi è stato un profondo cambiamento nell’ambiente e nel rapporto tra animali di allevamento/animali selvatici/uomo e dal momento che le ricadute negative possono essere ingenti per l’industria alimentare, dalla morte dei suini alle restrizioni commerciali per i prodotti dell’intera filiera.

Alla base della nuova veste giuridica dell’articolo 19 della legge 157/92, dunque, vi sono tutti questi fenomeni che hanno indirizzato il Legislatore a prevedere, normativamente, l’attuabilità dei provvedimenti regionali di controllo anche nelle aree protette, nelle aree urbane, nei giorni di silenzio venatorio e nei periodi di divieto. L’auspicio, concludendo, è che il Governo nazionale non abbandoni l’approccio pragmatico alle riforme e che conservi, come siamo sicuri che farà, la volontà di proseguire in maniera lungimirante su questa strada anche con il Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica, un intervento importante, previsto dal Governo stesso con l’introduzione nella legge dell’articolo 19 ter, che sarà di prossima emanazione e che avrà un raggio di azione della durata quinquennale.

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