Formigoni e la corte degli ex: un libro nell’ombra del passato

Nel panorama politico italiano del Novecento poche figure possono vantare un curriculum così ricco e una carriera così lungimirante come quella di Emilio Colombo. Nato il 11 aprile 1920 a Potenza, in Basilicata, Colombo ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del Paese attraverso il suo impegno politico e diplomatico. Colombo ha dedicato gran parte della sua vita al servizio pubblico, iniziando la sua carriera politica nel secondo dopoguerra come membro della Democrazia Cristiana (DC). Ha ricoperto numerosi incarichi di rilievo, tra cui quello di Presidente del Consiglio, Ministro del Tesoro, Ministro degli Affari Esteri e Presidente della Commissione Europea. La sua leadership visionaria e il suo pragmatismo hanno contribuito in modo significativo alla costruzione dell’Europa unita e alla crescita economica dell’Italia. In particolare, il suo ruolo chiave nella fase di avvio della moneta unica europea, l’Euro, rimane un punto di riferimento per gli studiosi e i politici di tutto il mondo. Non solo un uomo di Stato ma anche un diplomatico di prim’ordine, Colombo ha rappresentato l’Italia con distinzione in numerose occasioni internazionali. Con la sua capacità di mediare e trovare soluzioni ha guadagnato rispetto e ammirazione da parte di leader di tutto il mondo. La sua eredità politica e il suo impegno per il bene comune rimangono un faro per le generazioni future. Anche dopo la fine della sua carriera politica attiva, Colombo ha continuato a essere una voce autorevole nel dibattito pubblico, offrendo saggi consigli e orientamento ai leader emergenti. Emilio Colombo è stato, e rimarrà per sempre, uno dei giganti della politica italiana e internazionale, un esempio d’integrità, dedizione e lungimiranza che continuerà a ispirare le generazioni a venire.

Era un pomeriggio solenne e pieno di nostalgia per i tempi d’oro della politica italiana, quando l’intera vecchia guardia della Democrazia Cristiana della Basilicata si è riunita per l’evento di presentazione del nuovo libro di Formigoni. L’atmosfera era densa di tensione e di una certa malinconia, come se gli spettri del passato fossero tornati a danzare tra le mura della sala conferenze. Tra le rughe profonde e i capelli grigi si potevano individuare gli illustri partecipanti, tutti ex politici che avevano trascorso decenni a cercare di scalare le vette della politica nazionale senza mai raggiungere le altezze di Emilio Colombo. Gli sguardi smarriti e un po’ ingrugniti, quasi come se fossero rimasti bloccati negli anni ’80, quando la DC dominava il panorama politico italiano con il suo carisma e la sua intraprendenza. Ma, mentre i discorsi si susseguivano e i flash delle fotocamere illuminavano le facce consunte dall’età, era difficile non notare il divario imponente tra queste figure e il grande Colombo. Mentre gli altri tentavano disperatamente di aggrapparsi ai fasti del passato, Colombo aveva lasciato un’eredità indelebile nella storia italiana e internazionale. E così, mentre la serata procedeva tra autografi e strette di mano tremanti era evidente che il libro di Formigoni sarebbe stato solo un pallido riflesso di quell’epoca dorata della politica italiana, un’epoca in cui giganti come Colombo camminavano sulla terra e la DC regnava sovrana. In fin dei conti, mentre i vecchi politici della Basilicata cercavano di rifugiarsi nell’ombra del passato, Colombo continuava a splendere come un faro di speranza e di integrità nella storia politica italiana. Ah, che tempi quelli! Ma forse è meglio lasciarli nel passato, dove possono brillare come una stella lontana, mentre il presente cerca di trovare la sua strada in un mondo sempre più complesso e mutevole.

Nella foto: Emilio Colombo e Giorgio La Pira

Gianfranco Lotito
Gianfranco Lotito
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