Eroi o infermieri? Intervista in corsia

«Nel primo periodo della pandemia, un paziente che avevamo seguito per tanto tempo, estubato e in via di guarigione, di punto in bianco è deceduto a causa di un’embolia polmonare». A raccontarlo è Vanessa Del Bello, infermiera dell’ospedale di Civitanova Marche da 20 anni che sin dall’inizio della pandemia lavora in un Covid Hospital nel reparto di terapia intensiva. I suoi racconti sono un susseguirsi di esperienze molto difficili. «Per due mesi ho seguito un paziente, sempre lo stesso, durante tutto il suo percorso di miglioramento dalla malattia. Lo abbiamo estubato, parlava, e abbiamo fatto amicizia anche con la sua famiglia attraverso le videochiamate. Però poi, dopo due giorni di riposo, torno e lui non c’era più. Mi è caduto il mondo addosso» dice. E continua incredula: «Ho studiato la pandemia solo sui libri e adesso ci troviamo ad affrontarla in questo periodo storico in cui andremo noi sui libri». Eppure, ribadisce: «La definizione di eroi a me non è piaciuta, perché io vengo da un’esperienza ventennale in pronto soccorso durante la quale la gente ci ha sempre screditato». Certo, ammette, «lo scenario, vissuto in prima persona, è sembrato quello di una guerra. Si dice “siamo in guerra e dobbiamo combattere”. A volte magari ci mancano dei presìdi e dobbiamo arrangiarci con quello che abbiamo. E allora, sì, bonariamente diciamo che siamo in guerra e che dobbiamo accontentarci di ciò che abbiamo».

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