Epatite C. Con Covid-19 rallentano i trattamenti e le diagnosi

L’epatite C è una malattia virale che colpisce prevalentemente il fegato. I danni a lungo termine causati dalla sua presenza sono cirrosi e tumore del fegato. Non solo, essendo un’infezione cronica le persone positive sono maggiormente predisposte a diabete, insufficienza renale e malattie cardiovascolari. Eliminare il virus è fondamentale dunque sia per il benessere generale sia per ridurre la mortalità, indipendentemente dal danno al fegato. Sino a pochi anni fa l’unica cura per l’epatite C era rappresentata dalla somministrazione di interferone e ribavirina. Combinazione che garantiva un successo in meno della metà dei casi e con pesanti effetti collaterali. La situazione si è sbloccata con l’avvento degli antivirali ad azione diretta, molecole che hanno rivoluzionato il trattamento dell’epatite C. Grazie ad essi -le combinazioni approvate ad oggi da AIFA sono 9- il virus può essere eliminato in oltre il 98% dei casi. Trattamenti altamente efficaci, con pochi effetti collaterali e della durata di poche settimane (la cura più breve arriva a durare solo 8 settimane). Cure disponibili ma poco somministrate, soprattutto a causa della pandemia. “In questo anno e mezzo vi è stata una diminuzione significativa sia delle diagnosi che dei pazienti trattati – sottolinea il professor Alessio Aghemo, Segretario AISF (Associazione Italiana per lo Studio del Fegato) eresponsabile del centro per lo studio e la cura delle patologie metaboliche del fegato e delle complicanze delle cirrosi all’Istituto Clinico Humanitas di Milano -. Solo a maggio 2021 la situazione è migliorata, sebbene l’accesso alle strutture sanitarie sia ancora limitato e incomba il rischio di una nuova emergenza. A causa di questo rallentamento nei trattamenti di eradicazione dell’Epatite C, l’Italia non è più in linea con l’obiettivo dell’OMS, che si sarebbe potuto perseguire solo con il trattamento di 30-45mila pazienti l’anno, un ritmo di marcia ampiamente disatteso. Gli effetti sul lungo periodo rischiano di essere particolarmente negativi: gli studi realizzati da AISF sull’impatto della pandemia a livello mondiale prevedono un notevole incremento di morti da qui a venti anni a causa di mancate diagnosi e controlli; sebbene l’Epatite C abbia una lenta progressione, le sue conseguenze possono essere letali”.

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