Domotica o casa intelligente…ma ne siamo proprio sicuri?

di asterisco

Nel mondo in cui viviamo, inebriati da un benessere psicofisico apparente, l’unica prova della dimensione dell’infinito sembra sia la stupidità umana. Da una parte, le applicazioni più impensate della moderna tecnologia di nuovi materiali, la robotica nella routine dell’economia domestica più basilare, rivestono davvero un ruolo esistenziale? Dilemma shakespeariano dell’evoluzione digitale dell’animale uomo a cui è impossibile dare una risposta.

L’aspirazione a diventare automi di se stessi sembra stia prendendo corpo in ogni nostra azione, indefessi nuotatori in una brodaglia primordiale di geni algoritmici, una cultivar anomala in grado di produrre non si capisce bene quali frutti, distanti anni luce da quel microrganismo di partenza rappresentato dal moscerino della frutta.

La pochezza dell’essere che definiamo homo sapiens risiede nella sua protervia di voler risolvere un problema creandosene altri. Basti dare un’occhiata a quanto succede nel nostro immediato per rendersene conto. Fatti tragici, che non dovrebbero accadere nella cosiddetta società del benessere, si moltiplicano a tutte le latitudini con una frequenza impressionante, da crolli strutturali a mega incendi improvvisi, testimoniano l’abilità della specie ominide nel voler scimmiottare madre Natura, la sola a spostare mare e monti, nel suo eterno divenire.

Noi invece ci dibattiamo sballottati tra Cassandre e Sibille che dicono tutto e il contrario di tutto, mistificando la stessa conoscenza scientifica. È bene ricordare il saggio Tagore: ”Noi leggiamo il mondo a rovescio, e ci lamentiamo di non capirne niente!”.  

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