Dichiarato lo stato di agitazione dei precari della ricerca sanitaria

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl

L’Assemblea dei precari della ricerca sanitaria dell’Irccs Crob tenutasi stamani presso l’auditorium Cervellino e che ha visto la partecipazione di tutto il personale interessato, ha dato mandato alle Fp Cgil, alla Cisl Fp e alla Uil Fpl di dichiarare lo stato di agitazione. Presso l’Istituto attualmente sono in servizio 23 professionisti, 15 ricercatori e 8 unità di personale di supporto alla ricerca, che da anni, nonostante vivano nel precariato, rappresentano uno degli importanti pilastri del nostro Istituto di ricerca.

Con l’istituzione della Piramide della Ricerca (legge 205/2017) applicata al personale precario storico della ricerca sanitaria, che si è rivelata un incubatore di lavoratori precari senza prospettive e un colabrodo di know-how pubblico, si è di fatto perpetuato l’abuso di contratti a termine di tali professionistiche dopo anni di co.co.co., borse di studio, partite Iva, hanno ottenuto un contratto a termine di 5+5 anni. Se a livello nazionale parliamo di perdite di personale che ha cercato e trovato in altri lidi stabilità lavorativa e gratificazione professionale pari a circa il 30%, al Crob di Rionero è stato il 60% di questi ricercatori e personale di supporto a mollare la spugna, con le immaginabili conseguenze sulla ricerca sanitaria presso il nostro Irccs. Basti pensare che dai primi di marzo a oggi sono andati via ulteriori 3 ricercatori (parlavamo di 18 unità) e 1 personale di supporto, in una inarrestabile emorragia.

Sul piano contrattuale per questo personale era stato stipulato il CCNL dell’11 luglio 2019 del comparto Sanità – sezione del personale del ruolo della ricerca sanitaria e delle attività di supporto alla ricerca sanitaria. Con la tornata 2019-2021 il CCNL avrebbe dovuto essere unico ma le parti hanno disatteso questa indicazione rimandando ad una successiva sessione negoziale la normativa per il ruolo della ricerca sanitaria.

A seguito di un grande sforzo di concertazione, maggioranza e minoranza avevano approvato nelle Commissioni Finanze e Affari Sociali della Camera l’articolo 16bis al decreto Bollette per porre fine alla pluridecennale precarietà che affligge i lavoratori della ricerca sanitaria, i quali non sono mai stati contemplati nelle varie stabilizzazioni approvate nelle leggi di Bilancio degli ultimi anni (es. Legge Madia, stabilizzazione del personale COVID). Tuttavia il giorno successivo si è resa necessaria la soppressione di tale articolo in quanto “ai fini di valutarne l’impatto finanziario – è scritto nel documento della Camera – appare necessario disporre di dati aggiornati circa la potenziale platea interessata dalle assunzioni a tempo indeterminato”, tenuto conto che ultimi dati disponibili dichiarati risalgono al 30 giugno 2016. Giovedì 18 maggio vi è stata l’approvazione corale, multipartitica e unanime della Camera dell’ordine del giorno che “impegna il Governo a prevedere le misure economiche e normative volte alla stabilizzazione delle centinaia di lavoratori e lavoratrici precari” ma a oggi nulla è cambiato.

Pare non esserci nessuna sensibilità verso questi professionisti da parte dei governi che, in tutti questi anni, non sono riusciti a dare una risposta concreta ai lavoratori della ricerca sanitaria pubblica, la cui missione è migliorare le possibilità diagnostiche e terapeutiche del sistema sanitario nazionale. Abbiamo altresì deciso di convocare un’ulteriore assemblea alla quale invitare i parlamentari lucani, non dimenticando che è necessario spingere affinché venga ripresentato a stretto giro, e approvato, l’emendamento per la stabilizzazione di queste preziose risorse e che si stimoli la nomina, da parte del competente Ministero, del Direttore scientifico, dimessosi ormai da mesi. Senza dimenticare che in Istituto manca lo stesso Direttore Generale, che la Regione tarda colpevolmente di nominare da mesi, e il direttore sanitario. Abbiamo pertanto chiesto, nel proclamare lo stato di agitazione, a sua eccellenza il prefetto, ai sensi dall’art.2 della Legge 146/90, l’attivazione della procedura di raffreddamento e conciliazione.

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