Di Giacomo (S.PP.): la denuncia sulle carceri-colabrodo da Avvenire è in sintonia con la nostra denuncia

“La forte denuncia venuta dalla Festa di Avvenire di Matera sulle ‘carceri italiane che sono un colabrodo totale’ e le parole usate dal procuratore distrettuale antimafia di Potenza, Francesco Curcio sono in sintonia totale con quanto denunciamo da troppo tempo. I penitenziari sono piazze di spaccio per circa 2 kg di droga la settimana e info point di telefonia di ultima tecnologia”. Ad affermarlo è il segretario generale del S.PP. – Sindacato Polizia Penitenziaria – Aldo Di Giacomo che aggiunge: “Ci fa piacere ascoltare autorevoli magistrati antimafia rompere la “campagna buonista” sempre più diffusa nel Paese con la tesi che non risponde alla verità dei fatti e confonde, non sempre in buona fede, tra vittime e carnefici. Proprio come accade con i tentativi più o meno occulti di revisione del 41 bis e del carcere duro per rendere più comodo il comando dei capo clan.  Tutto questo mentre è in atto una vera e propria ‘caccia al basco blu’ e come accaduto negli ultimi gravissimi episodi solo fortuitamente e per l’immediato intervento dei colleghi non c’è stato il primo morto di un agente. È una situazione che non possiamo e non vogliamo più tollerare e che segna il punto estremo  dell’ ”emergenza carcere”.

“Nei giorni scorsi nell’SOS che abbiamo lanciato a politici, magistrati, esponenti della cultura, dell’informazione, della società civile abbiamo indicato alcune priorità :

  • modifica radicale del reato di tortura, poiché così come previsto, di fatto impedisce di compiere qualsiasi tipo di attività di contrasto alle violenze che quotidianamente interessano tutti gli istituti del Paese, ne è riprova la condanna di 5 poliziotti penitenziaria a più di 5 anni di pena  per avere solamente contenuto ed accompagnato di peso un detenuto che era diventato violento ed incontenibile; contestualmente incrementare le pene per i detenuti autori di aggressioni e violenze che invece per la gran parte restano impuniti;
  • Stilare chiare linee guida e protocolli per la gestione degli ingaggi che prevedono l’uso della forza fisica, nel caso sia necessario ripristinare l’ordine e la sicurezza all’interno delle strutture penitenziarie, senza incorrere nel rischio di essere incriminati per reato di tortura;
  • Urge un serio piano di assunzioni che preveda in un prossimo quinquennio almeno l’immissione in ruolo di 20.000 nuove unità di polizia penitenziaria, tenuto conto che la media di età del personale è abbondantemente al di sopra dei 50 anni;
  • valutare la riapertura di strutture apposite (ex Ospedali Psichiatrici Giudiziari) ove poter adeguatamente trattare e contenere persone che hanno commesso gravi crimini e che presentano problemi di natura psichiatrica, persone queste oggi abbandonate all’interno delle normali carceri  con seri danni per la loro stessa salute e per tutti coloro che sono costretti a subirne la convivenza spesso insostenibile e violenta;
  • autorizzazione all’uso del Taser all’interno delle strutture penitenziarie per prevenire situazioni fortemente critiche che vedono la messa in pericolo della incolumità fisica di detenuti o operatori ( utilizzo dello strumento da effettuarsi ad opera di personale specializzato previa autorizzazione dell’A.D. e sotto controllo sanitario);
  • incrementare l’utilizzo degli strumenti sanzionatori previsti per i detenuti che rifiutano di rispettare le regole ed impediscono di fatto il regolare svolgimento delle attività trattamentali, fare maggiore ricorso all’applicazione del regime di cui all’art.14 Bis della L. 354/75, strumento, questo, sebbene previsto scarsamente utilizzato;
  • In ultimo, ma non per ordine di importanza, non può  sottacersi che ormai da anni, il Corpo di Polizia Penitenziaria versa in uno stato di totale abbandono, ciò è anche dimostrato dal fatto che non c’è stata e non c’è attenzione per tutte le migliaia di Uomini e Donne che con grande sacrificio svolgono un  delicatissimo lavoro, da anni a questo personale non vengono distribuite divise, scarpe, ed i capi di vestiario in uso sono in molti casi laceri ed indecorosi, per non parlare poi del fatto che siamo l’unico copro di Polizia che ancora oggi, dal 2018, data di entrata in vigore del decreto che istituiva per tutti i Corpi di Polizia e FF.OO. le nuove insegne di qualifica, a non poterle indossare e dove la maggior parte degli appartenenti ha le tessere di riconoscimento ( tesserini) scaduti da anni, con qualifiche non rispondenti ai gradi attualmente rivestiti.

Il nostro SOS ha maggiore urgenza di risposte in previsione della stagione estiva durante la quale, da sempre, si registrano maggiori tensioni, mentre buona parte dei colleghi non sa ancora se e quando potrà andare in ferie. Come sindacato abbiamo tenuto numerose iniziative – ultima in ordine di tempo il tour tra le carceri del Nord – denunciato in interviste e servizi televisivi nazionali e locali, articoli di giornali, comunicati e documenti, ma non ci sono segnali di assunzioni di responsabilità. Per questa ragione in settimana – riferisce Di Giacomo – terrò incontri alla Camera e al Senato con parlamentari facendomi interprete del diffuso sentimento di frustrazione e smarrimento del personale penitenziario che si sente abbandonato nel combattere una battaglia di legalità che deve diventare innanzitutto una battaglia dello Stato. Priorità: rompere la rete di comando dalle celle e mettere fine alle aggressioni agli agenti che in poche settimane ha superato il 180% in più dello stesso periodo dello scorso anno, con conseguenze sempre più gravi per gli agenti. Voltarsi dall’altra parte significherebbe diventare complici dell’emergenza carcere che continua a provocare vittime e potrebbe provocare tragedie”.

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