Covid-19. Divieto di somministrazione della seconda dose ai furbetti del vaccino

Vietata la seconda dose a quegli individui che hanno eluso il piano vaccinale del ministero della Salute.

di Stefano Putinati*

“Da un mese mi sto occupando, credo tra i primi, in termini sintetici dei possibili aspetti giuridici, penali in particolare (da vagliare in concreto), legati alla campagna vaccinale, con riferimento espresso al mancato rispetto di quanto previsto nel Piano Vaccinale del Ministero della Salute del 2 dicembre 2020, aggiornato il 2 gennaio 2021 e rimodulato circa una settimana fa. Abbiamo visto come per alcuni cosiddetti furbetti del vaccino si potesse configurare addirittura l’ipotesi penale di Truffa, reato per il quale pare stiano indagando alcune Procure, verificando nel corso delle indagini se ne siano ricorrenti, caso per caso, gli elementi costitutivi. Si tratterebbe, in particolare, del delitto di Truffa aggravata a danno dello Stato. Alcuni infiltrati, senza che fossero inseriti nelle categorie prioritarie per la vaccinazione, avrebbero usufruito di dosi di vaccino che, invece, avrebbero dovuto essere somministrate a personale sanitario e socio-sanitario o personale e ospiti delle RSA, con la conseguenza che medici e infermieri potrebbero non aver ricevuto tempestivamente la vaccinazione, posticipando, altresì, le vaccinazioni delle categorie più a rischio come gli ultra ottantenni o i soggetti deboli a causa di particolari patologie. In sintesi, il rispetto delle priorità indicate nel Piano Vaccinale Nazionale ha come scopo la tutela dei soggetti più esposti o più deboli sulla base di criteri scientifici di esperienza e, a mio parere, deve esserne preteso il rispetto, pur tenendo conto delle possibili modifiche che di volta in volta potrebbe subire, sempre nella prospettiva di tutela dei soggetti più esposti e i più fragili. Dalle Procure al TAR: quale destino per i furbetti del vaccino? La Quarta Sezione della Sede distaccata di Catania del TAR Sicilia, si è pronunciata il 13 febbraio scorso con Decreto del Presidente (in via cautelare, quindi provvisoria, in attesa dell’udienza di merito che si terrà il giorno 11 marzo e della relativa decisione definitiva) su un ricorso presentato contro un Provvedimento dell’Assessorato della Salute della Regione Siciliana, chiedendone l’annullamento. Provvedimento con il quale la Regione Sicilia ha sospeso la somministrazione della seconda dose di vaccino (richiamo) per tutti coloro i quali, non avendone diritto (alla luce dei criteri del Piano Vaccinale Nazionale), siano riusciti ad avere accesso alla prima dose di vaccino. Vale la pena riportare pochissime righe del provvedimento del TAR che ben fotografano la vicenda: «…rilevato che i ricorrenti, pur non rientrando nelle categorie prioritarie indicate dal Piano Strategico Nazionale di vaccinazione anti Sars-Cov2/Covid-19, hanno ricevuto la prima dose del vaccino Comirnaty prodotto da Pfizer-Biontech, in data 6/1/2021». Proprio su questo specifico tema ho scritto, ormai da un mese, in maniera quasi sperimentale, ma non immaginavo che così presto ci saremo trovati davanti ai primi interventi dei Giudici. In breve, non è stata accolta la richiesta dei ricorrenti di sospensiva del Provvedimento della Regione, che avrebbero voluto ricevere la seconda dose nell’arco temporale dei 21/28 giorni dalla prima dose, come indicato dalla Pfizer per il raggiungimento al 95% dell’immunità. Il TAR ha per ora respinto la richiesta per due motivi: in primo luogo, in quanto i ricorrenti non avrebbero fornito la prova di eventuali effetti dannosi per la loro salute senza ricevere la seconda dose nei tempi indicati dalla casa farmaceutica; in secondo luogo, per non aver provato l’effettivo rischio che correrebbero se sottoposti a un nuovo ciclo vaccinale composto da altre due dosi (arrivando, in buona sostanza a tre dosi). Per entrambe le situazioni di rischio paventate, il TAR ha motivato la propria decisione provvisoria sul fatto che, per il ritardo della prima dose, «non risultano evidenze scientifiche di eventuali rischi derivanti dalla mancata somministrazione della seconda dose…» e, per il rischio di poter arrivare alle tre dosi di vaccino «…non essendosi alcuna evidenza scientifica che l’effetto della prima dose vaccinale possa perdurare nel tempo…». Insomma, il Provvedimento che vieta la seconda dose ai furbetti del vaccino nei tempi indicati come ottimali dalla Pfizer, almeno fino alla decisione definitiva, rimane valido.

Osservazioni critiche

Alcuni rilievi. La Scienza medica mondiale, allo stato, non è ancora in grado di stabilire cosa possa succedere al paziente che non riceva la seconda dose nei tempi indicati. Come sottolineato dal Prof. Roberto Burioni, si entra in un territorio sconosciuto. Come può pretendere il TAR che i ricorrenti possano addirittura provare in giudizio quali conseguenze dannose potrebbe subire il loro organismo con una sola dose in caso di contagio? Verranno davvero attenuati gli effetti della malattia Covid-19? Ma soprattutto, fatto potenzialmente molto più grave per gli effetti sulla salute pubblica: non si sa ancora se e come potrebbe mutare il virus in un organismo solo parzialmente vaccinato. Se è vero che il virus risponde solo alla chimica e alla fisica, non si sa quali condizioni potrebbero farlo mutare in un organismo che sia a metà della vaccinazione. Forse potrebbe emergere una versione più infettiva o letale. Insomma, a mio parere, sembra che il TAR Sicilia si sia assunto un grave rischio con un Decreto di fatto “punitivo” (lo si può capire), ma basato sulla mancanza di una prova che non può essere in ogni caso fornita. In un ideale bilanciamento costi-benefici, infatti, ciò potrebbe determinare involontariamente effetti non noti e potenzialmente pericolosi per la salute individuale e collettiva. Speriamo in un ripensamento del TAR a marzo. Ricordo che, in ogni caso, anche consentendo l’accesso alla seconda dose, le responsabilità amministrative e penali per furbetti e complici non verrebbero meno se configurabili in concreto. Piuttosto, insisto sul fatto che le Regioni avrebbero potuto e dovuto evitare le condotte truffaldine o altre ipotesi illecite con un’adeguata organizzazione. Valgono ancora le domande che avevo posto: chi ha l’effettivo controllo dei vaccini? Chi li custodisce? Ci sono elenchi dettagliati per priorità e viene sempre controllata l’identità dei vaccinandi?

Le conseguenze

A questo punto vale la pena cercare di verificare ed eventualmente ribadire cosa potrebbe succedere se fossero effettivamente accertate responsabilità in relazione ai fatti sopra riportati. Per scongiurare, infatti, errori nello svolgimento delle terapie e, quindi, nella gestione dei farmaci (nel nostro caso il vaccino) occorre considerare che preparazione e somministrazione sono momenti di possibile criticità nella prospettiva di qualsiasi terapia farmacologica. Sempre più fondamentale, per limitare possibili errori o aggiramenti di linee guida, è implementare adeguate misure organizzative e vigilare sul loro rispetto. Quello che si deve pretendere è un innalzamento del livello della sicurezza nella terapia farmacologica (somministrazione di un farmaco, i tempi, le modalità). L’errore colpevole, dovuto a negligenza, imprudenza o imperizia, per esemplificare, può riguardare la somministrazione di un farmaco sbagliato che abbia esiti infausti per la persona. Nel nostro caso, d’altra parte, cosa potrebbe accadere se occorresse somministrare un farmaco (vaccino) in due dosi ed entro un determinato lasso di tempo, affinché abbia efficacia (per evitare o attenuare una malattia) e per un motivo riconducibile ad un errore organizzativo (ad es. mancata estrazione della sesta dose per negligenza o mancanza di siringhe adeguate) non fosse possibile? Oppure se per la violazione di un protocollo, dettato da precise esigenze di prevenzione, che privilegiasse categorie ben individuate di soggetti destinatari delle prime vaccinazioni, ci si trovasse nella impossibilità di fornire la prima o la seconda dose a tali soggetti? E se da queste colpevoli omissioni o dalla violazione di linee guida derivassero eventi infausti (malattie, morti) collegabili sotto il profilo causale? Ribadisco che, pur con tutte le possibili difficoltà, soprattutto di accertamento del nesso causale tra una determinata malattia o morte e la carenza di dosi (dovuta alle ipotesi sopra indicate), si potrebbe arrivare a configurare una responsabilità colposa a carico di soggetti individuabili a vario livello. La mancata (o completa) somministrazione del vaccino potrebbe rappresentare, in definitiva, causa e al contempo esito finale di una sequenza di errori evitabili o di condotte negligenti e, in definitiva, della mancanza colpevole di adeguata organizzazione di fronte al fenomeno pandemico in atto. Non si tratta, sia chiaro, di voler cercare per forza responsabilità e, di conseguenza, colpevoli. Si tratta di pretendere il rispetto della best practice e l’implementazione di un modello organizzativo idoneo a fronteggiare la drammatica emergenza sanitaria causata da Covid-19, vigilando affinché siano rispettate tutte le indicazioni terapeutiche e la corretta gestione della somministrazione dei vaccini. Sempre nella consapevolezza che il vaccino sia l’arma più potente che abbiamo a disposizione, ma che nel frattempo vaccinati e non vaccinati debbano rispettare, per il tempo necessario al raggiungimento della agognata immunità generalizzata dal virus Sars-Cov-2, tutte le precauzioni indicate dalla miglior scienza medica cercando di limitare i fattori di rischio”.


*Professore Associato di diritto penale dell’Università di Parma. Avvocato a Milano

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