È già da qualche giorno che gli organi d’informazione si stanno affannando per il toto Presidente. Tutti i giornalisti sono in grado di prevedere chi sarà il successore di Mattarella o quantomeno lo credono.
Pochi cercano di esercitare il ruolo di giornalista libero informatore per vestire i panni del cortigiano, dell’adulatore e del lecchino.
Già nell’antica Grecia l’adulazione era considerata una pratica illecita perché agiva sulla debolezza dell’individuo che comprometteva la solidarietà e civile convivenza tra le persone.
Furono i greci a inventare la Democrazia e sempre essi ritenevano che nessuno si doveva considerare migliore di un altro e che nessuno doveva autoumiliarsi verso un suo simile.
Purtroppo l’insegnamento ellenico è rimasto inascoltato già a partire dai romani fino a tutt’oggi dove un’insicura e vanitosa società della piaggeria ne ha fatto un’arte.
Oggi che viviamo in un sistema politico-mentale che ha dato vita a una costumanza in cui che governa è la finanza che, a sua volta, si avvale più della collaborazione dei robot che delle persone e dove la strisciante sottomissione a un superiore significa ricchezza e potere e dove tutti scendono a compromessi affidando le loro coscienze al “tanto così fan tutti”.
Ma allora le capacità e le competenze di un individuo intellettualmente onesto, moralmente corretto e soprattutto libero da condizionamenti non conta niente? Sì! Non conta niente perché il suo sapere e la sua onestà, se amministra il bene pubblico, nuoce gravemente al normale andamento politico-sociale regolato dalla corruttela e dalla “sufficienza”.
Sono questi i motivi per i quali il grande carrozzone della gestione politica-amministrativa è affidata a persone incapaci e tolleranti, arroganti e totalmente sottomessi al “potere” dove le loro capacità individuali si evolvono solo nell’arte del lecchinaggio.
Secondo i nuovi princìpi sociologici, però, il servilismo è una fase indispensabile per la vita quotidiana perché ognuno ha bisogno di sentirsi gratificato, riconosciuto, considerato ed ecco quindi che si forma la piramide dei leccatori dove non si conosce il vertice e tutti cercano di distinguersi dalla base.
Ebbene dopo queste riflessioni torno a pensare a quei giornalisti che analizzano, teorizzano e scimmiottano l’esperto di turno che è in grado di predire (quanto il suo editore gli ha già detto di riferire) chi sarà o dovrà essere il nuovo Presidente della Repubblica.
Eppure un qualsiasi giornalista sa fare parte del suo lavoro, operare nell’ambito della verità, egli sa bene che si sentirà intimamente gratificato se avrà dato la notizia vera, imparziale e obiettiva.
Il bravo giornalista sarà comunque apprezzato quando dirà il vero, ma mai sarà rispettato se anziché usare la penna userà la lingua per scrivere i suoi servizi.

