Consiglio Ue, Conte duro: «Veti inaccettabili»

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (nella foto) ha svolto un intervento molto duro, prima della sospensione dei lavori del Consiglio europeo per gli incontri in formato ristretto. Conte ha attaccato l’approccio poco costruttivo con cui alcuni Paesi stanno affrontando la discussione, dimostrando, secondo il premier, scarsa consapevolezza della crisi epocale che l’Europa sta vivendo e della necessità di una reazione pronta ed efficace. Conte ha criticato, in particolare, i Paesi che vogliono riservarsi un veto sull’attuazione del bilancio, che è inaccettabile «giuridicamente e politicamente», poiché altererebbe l’assetto istituzionale europeo. L’Italia, a detta del presidente del Consiglio italiano, difende, oltre ai suoi interessi, anche «le prerogative della Commissione» da chi vorrebbe intaccarle, a favore del Consiglio, l’istituzione che rappresenta gli Stati membri. I capi di Stato e di governo dell’Ue sono tornati a riunirsi a 27 dopo la fumata nera di ieri per cercare un accordo sul Recovery Fund e il bilancio pluriennale dell’Unione. Dopo un mini-vertice Italia, Francia, Germania, Spagna e Olanda in mattinata, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel ha presentato una nuova bozza negoziale per provare a uscire dallo stallo dei negoziati, ma dopo circa un’ora di riunione dei leader, il politico belga ha deciso una sospensione dei lavori per iniziare un nuovo giro di consultazioni bilaterali o in formato ristretto. La nuova bozza di Michel sembra andare incontro alle richieste dei paesi “frugali”, tanto che fonti olandesi hanno già definito il documento «un serio passo nella giusta direzione». La nuova proposta che il presidente del Consiglio europeo ha sottoposto ai leader non modifica la dimensione complessiva del Recovery Fund, che rimane di 750 miliardi di euro, ma prevede che 450 miliardi vengano concessi ai Paesi sotto forma di prestiti e 300 miliardi siano invece erogati sotto forma di sovvenzioni (nel testo precedente erano previsti 500 miliardi di sovvenzioni e 250 di prestiti). Allo stesso tempo la nuova “nego-box” di Michel prevede un aumento di 15 miliardi delle somme gestite direttamente dai Governi nell’ambito della Recovery and Resilience Facility, che passerebbe da 310 a 325 miliardi. Su questo punto tuttavia ci sono diverse resistenze da parte di alcuni governi e la questione è del tutto aperta. Per utilizzare le risorse del Recovery gli esecutivi dovranno proporre piani di riforme e investimenti, che andranno approvati dalla Commissione europea e dal Consiglio Ue a maggioranza qualificata. Ma anche durante l’esecuzione dei piani nazionali un solo Paese potrebbe attivare un «freno d’emergenza» che, secondo la bozza di compromesso pensato da Michel, porterebbe a un riesame dell’intervento sostenuto dall’Europa e potrebbe bloccare l’erogazione dei fondi. Se un paese si oppone all’erogazione dei finanziamenti del Recovery può richiedere entro 3 giorni di sottoporre la questione al Consiglio europeo o all’Ecofin «per affrontare in modo soddisfacente la questione». La nuova ipotesi d’intesa di Michel va decisamente incontro alle richieste dei “frugali” che incassano anche un aumento dei “’rebates”: aumenterebbero infatti gli importi degli sconti a favore di Danimarca (da 197 a 222 miliardi), Austria (da 237 a 287 miliardi) e Svezia (da 798 a 823 miliardi). Per venire incontro alle posizioni espresse dai quattro Paesi nordici la bozza Michel prevede una sforbiciata ai finanziamenti di diversi programmi europei: il programma per la ricerca Horizon Europe cui sarebbero destinati 11,5 miliardi subirebbe un taglio di circa 2 miliardi, quello per la sanita’ subirebbe una riduzione di 2,7 miliardi, mentre i finanziamenti per lo sviluppo rurale vedrebbero tagliati di 5 miliardi. Non sarebbero più a disposizione infine i 26 miliardi previsti inizialmente per supportare la solvibilità delle imprese.

Dichiarazione di Giuseppe Conte