Cgil: «Verso un progetto di cambiamento per la Pubblica amministrazione. Investire nel capitale umano con uno straordinario piano di assunzioni in Basilicata»

di Angelo Summa, Segretario generale Cgil Basilicata, Giuliana Scarano,  Segretaria generale Fp Cgil Potenza e Giulia Adduce, Segretaria generale Fp Cgil Matera

Entro luglio, nella pubblica amministrazione del Mezzogiorno, saranno assunti a tempo determinato 2.743 professionisti specializzati tramite la formula delle prove digitali in presenza che farà da apripista per le assunzioni dei dipendenti pubblici previste dal Recovery Plan. Si tratta della procedura per l’assunzione di figure specialistiche da destinare alle Regioni, alle Città Metropolitane e ai Comuni, nonché all’amministrazione centrale; per la Basilicata sono previste 119 assunzioni in categoria D1.Un primo test per le assunzioni annunciate all’atto della sottoscrizione del patto per l’innovazione e che finalmente restituirà un po’ di respiro alla p.a. dopo anni di turn over bloccato.
La Pubblica Amministrazione rappresenta uno dei settori prioritari di intervento per il governo Draghi come la sottoscrizione del Patto per l’innovazione del Lavoro Pubblico sembra confermare.L’inizio di un percorso che parte dalla consapevolezza, quantomeno dichiarata, che l’efficienza della PA incide sulla vita delle persone, sulla crescita economica, sulla competitività del Paese.La pubblica amministrazione è infatti essenziale per far fronte alla triplice emergenza sanitaria, economica e sociale e senza un’adeguata capacità amministrativa nessun programma di investimenti inseriti nel PNNR per accedere agli oltre 200 miliardi di euro potrà essere realizzata.
Il Patto indica una direzione di marcia che può contribuire a far voltare pagina alle pubbliche amministrazioni italiane, con effetti positivi sul paese e soprattutto sul Mezzogiorno, partendo dal rafforzamento della contrattazione di secondo livello con la cancellazione dei tetti che congelano al 2016 i fondi integrativi, al rinnovo dei ccnl dei diversi comparti con la revisione delle rigide griglie dell’ordinamento professionale che hanno ingessato le amministrazioni e gli sviluppi di carriera dei lavoratori stessi, dalla formazione e riorganizzazione del lavoro alla estensione delle agevolazioni fiscali previste nei settori privati per welfare aziendale, previdenza complementare e premi, fino alla regolamentazione contrattuale dello smartworking. L’auspicio è che lo spirito che sembra animare il Patto non venga meno nelle fasi successive della negoziazione, certamente più complicate. Un punto nodale è il riconoscimento della necessità di un reclutamento massivo nella pubblica amministrazione, la cui più grandefragilitàè la forte emorragia di dipendenti verificatasi in questi ultimi anni: tra il  2019-2020 sono stati 190mila i dipendenti pubblici andati in pensione, nei prossimi tre o quattro anni si prevedono invece300mila uscite. Nei Comuni italiani, ad esempio, sono in servizio complessivamente 361.745 unità di personale (dati MEF 2020-Conto annuale 2019) mentre nel 2007 la consistenza del personale comunale era pari a 479.233 unità. hanno subito una contrazione di 117.500 unità. Da quell’anno, dopo l’entrata in vigore delle regole sul contenimento della spesa contenute nella legge finanziaria 2007, ancora vigenti, e poi di quelle che si sono succedute nel corso degli anni successivi, come il blocco delle assunzioni per il trasferimento del personale provinciale, e il turn over al 25% del personale cessato, gli enti locali hanno perso un dipendente su quattro. A ciò va aggiunto che l’età media del personale pubblico è di 50,7 anni, il 16,9% di dipendenti è over 60 e solo il 2,9% under 30, con tutte le conseguenze anche sul livello di alfabetismo digitale. Una realtà che ben conosciamo anche nella nostra regione dove ci sono comuni con un solo dipendente e nei dipartimenti della Regione Basilicata il personale del comparto, per non parlare della dirigenza, è ridotto al lumicino. Quindi non solo occorre favorire il ricambio generazionale svecchiando la pa,ma è necessario un grande piano di assunzioni per far fronte alle fuoriuscite di questi anni. In Basilicata solo dal 2015 al 2018abbiamo perso oltre 2.000 lavoratori pubblici, tra ministeri, enti locali e sanità. Ecco perché serve, come sosteniamo da tempo, un piano assunzionale straordinario che dia respiro e nuovo slancio ad amministrazioni che rischiano di non rispondere più ai bisogni della nostra comunità. Un grande investimento nel “capitale umano” non solo per rafforzare e potenziare i servizi pubblici assicurando una migliore tutela della persone, ma anche per dare un nuovo slancio occupazionale nei vari comparti pubblici. In definitiva, il Patto per l’innovazione segna la direzione verso un progetto di cambiamento anche per la PA di questa regione, investendo con coraggio risorse per creare le condizioni amministrative per sboccare investimenti pubblici, fornendo ai lucani servizi in linea con i loro bisogni.
Entro luglio, nella pubblica amministrazione del Mezzogiorno, saranno assunti a tempo determinato 2.743 professionisti specializzati tramite la formula delle prove digitali in presenza che farà da apripista per le assunzioni dei dipendenti pubblici previste dal Recovery Plan. Si tratta della procedura per l’assunzione di figure specialistiche da destinare alle Regioni, alle Città Metropolitane e ai Comuni, nonché all’amministrazione centrale; per la Basilicata sono previste 119 assunzioni in categoria D1.Un primo test per le assunzioni annunciate all’atto della sottoscrizione del patto per l’innovazione e che finalmente restituirà un po’ di respiro alla p.a. dopo anni di turn over bloccato.
La Pubblica Amministrazione rappresenta uno dei settori prioritari di intervento per il governo Draghi come la sottoscrizione del Patto per l’innovazione del Lavoro Pubblico sembra confermare.L’inizio di un percorso che parte dalla consapevolezza, quantomeno dichiarata, che l’efficienza della PA incide sulla vita delle persone, sulla crescita economica, sulla competitività del Paese.La pubblica amministrazione è infatti essenziale per far fronte alla triplice emergenza sanitaria, economica e sociale e senza un’adeguata capacità amministrativa nessun programma di investimenti inseriti nel PNNR per accedere agli oltre 200 miliardi di euro potrà essere realizzata.
Il Patto indica una direzione di marcia che può contribuire a far voltare pagina alle pubbliche amministrazioni italiane, con effetti positivi sul paese e soprattutto sul Mezzogiorno, partendo dal rafforzamento della contrattazione di secondo livello con la cancellazione dei tetti che congelano al 2016 i fondi integrativi, al rinnovo dei ccnl dei diversi comparti con la revisione delle rigide griglie dell’ordinamento professionale che hanno ingessato le amministrazioni e gli sviluppi di carriera dei lavoratori stessi, dalla formazione e riorganizzazione del lavoro alla estensione delle agevolazioni fiscali previste nei settori privati per welfare aziendale, previdenza complementare e premi, fino alla regolamentazione contrattuale dello smartworking. L’auspicio è che lo spirito che sembra animare il Patto non venga meno nelle fasi successive della negoziazione, certamente più complicate. Un punto nodale è il riconoscimento della necessità di un reclutamento massivo nella pubblica amministrazione, la cui più grandefragilitàè la forte emorragia di dipendenti verificatasi in questi ultimi anni: tra il  2019-2020 sono stati 190mila i dipendenti pubblici andati in pensione, nei prossimi tre o quattro anni si prevedono invece300mila uscite. Nei Comuni italiani, ad esempio, sono in servizio complessivamente 361.745 unità di personale (dati MEF 2020-Conto annuale 2019) mentre nel 2007 la consistenza del personale comunale era pari a 479.233 unità. hanno subito una contrazione di 117.500 unità. Da quell’anno, dopo l’entrata in vigore delle regole sul contenimento della spesa contenute nella legge finanziaria 2007, ancora vigenti, e poi di quelle che si sono succedute nel corso degli anni successivi, come il blocco delle assunzioni per il trasferimento del personale provinciale, e il turn over al 25% del personale cessato, gli enti locali hanno perso un dipendente su quattro. A ciò va aggiunto che l’età media del personale pubblico è di 50,7 anni, il 16,9% di dipendenti è over 60 e solo il 2,9% under 30, con tutte le conseguenze anche sul livello di alfabetismo digitale. Una realtà che ben conosciamo anche nella nostra regione dove ci sono comuni con un solo dipendente e nei dipartimenti della Regione Basilicata il personale del comparto, per non parlare della dirigenza, è ridotto al lumicino. Quindi non solo occorre favorire il ricambio generazionale svecchiando la pa,ma è necessario un grande piano di assunzioni per far fronte alle fuoriuscite di questi anni. In Basilicata solo dal 2015 al 2018abbiamo perso oltre 2.000 lavoratori pubblici, tra ministeri, enti locali e sanità. Ecco perché serve, come sosteniamo da tempo, un piano assunzionale straordinario che dia respiro e nuovo slancio ad amministrazioni che rischiano di non rispondere più ai bisogni della nostra comunità. Un grande investimento nel “capitale umano” non solo per rafforzare e potenziare i servizi pubblici assicurando una migliore tutela della persone, ma anche per dare un nuovo slancio occupazionale nei vari comparti pubblici. In definitiva, il Patto per l’innovazione segna la direzione verso un progetto di cambiamento anche per la PA di questa regione, investendo con coraggio risorse per creare le condizioni amministrative per sboccare investimenti pubblici, fornendo ai lucani servizi in linea con i loro bisogni.

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