Cgil: dopo il 1° dicembre continua la mobilitazione sui territori

Il segretario generale Vincenzo Esposito «In Basilicata e a Potenza la futura classe dirigente tenga conto delle proposte del sindacato di un nuovo modello di sviluppo, basato sulla sostenibilità sociale e ambientale, in difesa dei diritti, della democrazia partecipata e della Costituzione»

“Il contrasto al premierato sarà la battaglia del sindacato dei prossimi mesi, in quanto da qui deriva la difesa della Costituzione e della democrazia. La mobilitazione sui territori partita a novembre e culminata nelle regioni del Sud con la partecipata manifestazione del 1 dicembre a Potenza, quindi, continua. A questa battaglia si unisce il ruolo di proposta e di pungolo della Cgil in vista delle prossime elezioni regionali e nel Comune di Potenza verso chi si candiderà a governare la Basilicata e la città in una fase così delicata in un contesto nazionale, che ci ha visto in prima linea contro le scelte del governo Meloni, e internazionale, dove le ricadute dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente destano forti preoccupazioni”. Così il segretario generale della Cgil di Potenza, Vincenzo Esposito, all’assemblea generale che si è svolta nella sede Cgil del capoluogo alla presenza della segretaria nazionale della Cgil, Maria Grazia Gabrielli.

“Il premierato – ha spiegato Esposito – rappresenta il tentativo di superare definitivamente la Carta costituzionale, nata dalla Resistenza e fondata sul lavoro. Un modello istituzionale che non ha riscontri in nessun altro Paese democratico: con un premier legittimato plebiscitariamente che indebolirebbe prerogative e ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica e marginalizzerebbe, ancor di più di quanto già accada, il Parlamento, ridotto a mero organo di ratifica delle decisioni del Governo. Una “democrazia decidente” che comprime il principio di rappresentanza, svuota tutte le sedi di mediazione istituzionale, politica e sociale, verticalizza il potere e cancella con un colpo di spugna la costruzione dal basso di una democrazia davvero partecipata. Un vero e proprio sovvertimento della Costituzione che prefigura una dittatura della maggioranza che ci farebbe assomigliare più a una democratura che a una democrazia matura. Una deriva pericolosa, che a tutti i costi va contrastata. Noi sosteniamo la democrazia così come è disegnata dalla Costituzione: una democrazia davvero partecipata, che cittadini e lavoratori vivano ogni giorno, incidendo, attraverso le forze politiche e sociali che li rappresentano, sulle decisioni che riguardano il loro futuro e quello del Paese. Pensiamo dunque che vadano allargati gli spazi di partecipazione democratica, di confronto, e anche di dissenso, e che sia del tutto controproducente una loro compressione”.

Per Esposito questa scelta, peraltro, insieme all’autonomia differenziata, “mira a stravolgere i connotati della nostra Repubblica, tradendo i principi di unità e solidarietà costituzionali e creando un’Italia frammentata in tante piccole patrie e tenuta insieme, artificialmente, da un uomo o una donna soli al comando. Le conseguenze sarebbero deleterie soprattutto per il Mezzogiorno, scomparso dall’agenda politica del paese. Pensiamo a quanto accaduto con il Pnrr, con il vincolo di almeno il 40% al Mezzogiorno attualmente non assicurato nei bandi pubblicati. L’importo dei fondi in meno al Sud previsto dalla revisione del Pnrr è di 15 miliardi. La prima preoccupazione riguarda il forte ridimensionamento della Missione 5 (Inclusione e Coesione), che perde 3 miliardi. Questo avrà sicuramente un impatto negativo sulla riduzione delle diseguaglianze e dei divari territoriali. Sulla nuova settima Missione (RepowerEU), non convince la decisione di incentrarla sugli incentivi automatici e generalizzati alle imprese (a partire dai crediti di imposta pari a 6,3 mld per Transizione 5.0), a discapito degli investimenti pubblici diretti. In tal modo si tagliano risorse agli enti locali in particolare su efficienza energetica, rigenerazione urbana, piani urbani integrati, e si destinano, inevitabilmente, più soldi al Nord che, per la sua struttura produttiva, attirerà la maggior parte degli incentivi e meno al Mezzogiorno”.

È con queste consapevolezze che, secondo Esposito, bisognerà rinnovare la classe dirigente che nei prossimi anni governerà la Basilicata e la città di Potenza: “Sanità, welfare, transizione energetica, mobilità, politiche industriali e del lavoro, istruzione devono essere i temi al centro di chi dovrà costruire la Basilicata del futuro e a cui noi ci rivolgiamo proponendo un nuovo modello di sviluppo basato sulla sostenibilità sociale e ambientale, in difesa dei diritti, della democrazia partecipata e della Costituzione”.

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