Bullismo e cyberbullismo: facce della stessa medaglia

Oggi si discute di questi fenomeni con la psicologa Lucia Piturro, gli scrittori Marcella Nigro ed Enrico Casartelli in un incontro con il direttore di Radionoff, Luigi Pistone. Di seguito l’incontro sviluppatosi e poi brevi cenni di ciò che riportano esperti e osservatori di tali fenomeni.

Con il termine bullismo s’intende definire un comportamento aggressivo ripetitivo nei confronti di chi non è in grado di difendersi. Solitamente, i ruoli del bullismo sono ben definiti: da una parte c’è il bullo, colui che attua dei comportamenti violenti fisicamente e/o psicologicamente e dall’altra parte la vittima, colui che invece subisce tali atteggiamenti. La sofferenza psicologica e l’esclusione sociale sono sperimentate di sovente da bambini che, senza sceglierlo, si ritrovano a vestire il ruolo della vittima subendo ripetute umiliazioni da coloro che invece ricoprono il ruolo di bullo. Le principali caratteristiche che permettono di definire un episodio con l’etichetta “bullismo” sono l’intenzionalità del comportamento aggressivo agito, la sistematicità delle azioni aggressive fino a divenire persecutorie (non basta un episodio perché vi sia bullismo) e l’asimmetria di potere tra vittima e persecutore. Con il termine cyberbullismo o bullismo online, invece, si indicano: quegli atti di bullismo e di molestia, prevaricazione effettuati tramite mezzi elettronici come le e-mail, le chat, i blog, i telefoni cellulari, i siti web o qualsiasi altra forma di comunicazione riconducibile al web. Anche se si presenta in una forma diversa, anche quello su internet è bullismo: far circolare foto spiacevoli o inviare e-mail contenenti materiale offensivo può far molto più male di un pugno o di un calcio, anche se non comporta violenza o altre forme di coercizione fisica. Nelle comunità virtuali il cyberbullismo può essere anche di gruppo e di solito le ragazze sono vittime più frequentemente dei ragazzi, spesso con messaggi contenenti allusioni sessuali. Solitamente il disturbatore agisce in anonimato, talvolta invece non si preoccupa affatto di nascondere la sua identità. In Inghilterra, più di un ragazzo su quattro, tra gli undici e i diciannove anni è stato minacciato da un bullo via e-mail o sms. In Italia, secondo alcune ricerche, è emerso che il 24% degli adolescenti subisce in questo modo prevaricazioni, offese o prepotenze. Rispetto al bullismo tradizionale nella vita reale, l’uso di mezzi elettronici conferisce al cyberbullismo alcune caratteristiche proprie:

– Anonimato del bullo: in realtà, questo anonimato è illusorio perché ogni comunicazione elettronica lascia dietro se delle “tracce”. Però per la vittima è difficile risalire da sola al molestatore ed ancora più difficile potrebbe essere reperirlo.

–  Indebolimento delle remore morali: la caratteristica precedente, abbinata alla possibilità di assumere un’identità diversa dalla propria qualora si sia online, possono indebolire le remore morali, infatti spesso la gente fa e dice online cose che non farebbe o non direbbe nella vita reale.

– Assenza di limiti spaziotemporali: mentre il bullismo tradizionale avviene in luoghi e momenti specifici (ad esempio in contesto scolastico), il cyberbullismo investe la vittima ogni volta che si collega al mezzo elettronico utilizzato dal cyberbullo. Il bullismo online assume diverse sfaccettature che permettono di individuarne più tipologie: flaming: messaggi online violenti e volgari mirati a suscitare battaglie verbali in un forum; yber-stalking: molestie e denigrazioni ripetute, persecutorie e minacciose mirate ad incutere paura, portati attraverso la rete o un altro mezzo di comunicazione elettronico; slander o denigration (denigrazione), altra manifestazione di cyberbullismo che consiste nel minare, attraverso i social network, la reputazione della vittima, sia inviandole direttamente messaggi denigratori sia con la diffusione di maldicenze; sostituzione di persona: farsi passare per un’altra persona per poi spedire messaggi o pubblicare testi reprensibili; exposure è la rivelazione di fatti o notizie compromettenti o imbarazzanti diffuse attraverso il web;  inganno: ottenere la fiducia di qualcuno con l’inganno per poi pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate attraverso i mezzi elettronici; esclusione: escludere deliberatamente una persona da un gruppo online per ferirla; molestie: spedizione ripetuta di messaggi insultanti con l’unico fine di ferire il destinatario. Molti cyberbulli agiscono in maniera aggressiva e violenta perché desiderano avere visibilità e fanno di tutto affinché il loro atto venga conosciuto e reso pubblico proprio per attirare su di sé l’attenzione dei mezzi d’informazione, per ricevere cioè dal mondo esterno tutte quelle attenzioni che non ricevono quotidianamente all’interno della loro famiglia o del loro gruppo d’amici. Più il comportamento del bullo viene conosciuto e più il bullo ottiene ciò che desidera. Il cyberbullo agisce non tanto per esercitare una violenza su qualcuno, bensì come abbiamo visto, per catalizzare su di sé tutta l’attenzione possibile: con la metodologia del file-sharing oggigiorno è sempre più facile che un video o una notizia venga conosciuta da tutto il popolo della rete. Lo sviluppo di siti per la condivisione di file, come quelli video (vedi You Tube), ha infatti dato un contributo notevole nel rinforzare il fenomeno del cyberbullismo. Evitare che tali siti diffondano i video aventi per oggetto azioni di violenza e prepotenza sarebbe certamente un passo importante al fine di contrastare il fenomeno. Le conseguenze psicologiche e le ripercussioni del fenomeno, anche in questo contesto, sono simili a quelle del bullismo tradizionale; dunque può esserci un intenso livello soggettivo di sofferenza che va ad interessare l’area individuale e relazionale delle vittime con effetti anche gravi sull’autostima, sulle capacità socio affettive, sul senso di autoefficacia, sull’identità personale. Possono riscontrarsi anche difficoltà scolastiche, ansia, depressione e, nei casi più estremi, idee suicidarie. È ragionevole ritenere che le conseguenze possano essere, perfino, maggiormente gravose per effetto della forza mediatica di messaggi, foto e video trasmessi online o sul telefono cellulare. È importante, quindi, ragionare in termini di prevenzione per evitare di dover affrontare aspetti ben più complessi e problematici: una buona informazione e comunicazione effettuate dalle principali agenzie educative, la famiglia e la scuola, può rivelarsi molto utile, infatti spesso sono proprio la disinformazione, la politica del silenzio e la convinzione erronea di non poter denunciare i fatti, a far sì che gli aggressori agiscano spinti dalla possibilità di non uscire allo scoperto e le vittime subiscano provando vergogna e sentendosi sbagliate.

BULLISMO A SCUOLA: COME INTERVENIRE

Secondo recenti ricerche, il fenomeno del bullismo a scuola è quello più sottostimato dai docenti di qualsiasi ordine e grado, ed è in assoluto il fenomeno che potrebbe creare maggiori problemi allo sviluppo di un clima classe sereno e vantaggioso per l’apprendimento, sottostimarlo potrebbe essere davvero un grave errore. Occorre tener conto che bambini e ragazzi vivono come prepotenti e umilianti condizioni ed atti che non sempre vengono percepiti come gravi da parte degli adulti: bisogna essere molto sensibili nell’analisi di queste situazioni, non solo per il bene delle vittime e dei bulli, ma anche degli insegnanti, i quali potrebbero pagare gravi conseguenze non solo legate al disagio contingente alla gestione degli eventi, ma anche legate a ripercussioni legali. Il termine anglofono “Bullying” da cui deriva l’italiano “bullismo” è stato creato a partire dal termine “mobbing” (= assalire tumultuosamente e in massa), che in etologia sta ad indicare il comportamento di aggressione del branco nei confronti di un animale isolato, che viene escluso dalla comunità, attaccato e spesso condotto alla morte. A questo concetto quindi va ricondotto, piuttosto che al concetto di “bullo” inteso come “bellimbusto”, cioè uno spaccone che millanta spavalderia in modo sostanzialmente innocuo. Il  rimando è alla violenza fisica e alla sopraffazione psicologica, in un contesto di gruppo partecipante. In sostanza il bullismo è un mobbing esercitato tra giovani coetanei. Ci sono 3 elementi a cui occorre prestare attenzione che ci aiutano a definire le  situazione anomale riconducibili ad atti di bullismo a scuola: intenzionalità (il comportamento aggressivo viene messo in atto volontariamente e consapevolmente); sistematicità (il comportamento aggressivo viene messo in atto più volte nel tempo); asimmetria di potere (tra le parti coinvolte – il bullo e la vittima –  c’è una differenza di potere, dovuta a forza fisica, all’età  o alla numerosità del gruppo; la vittima ha difficoltà a difendersi e sperimenta un forte senso di impotenza). Il bullismo può presentarsi in differenti forme: diretto (comportamento che utilizza la forza fisica come picchiare, spingere, far cadere…); verbale (comportamento che utilizza la parola  come offese, minacce, prese in giro insistenti, etc); indiretto (comportamenti non direttamente rivolti alla vittima, ma che la danneggiano sul piano della relazione con  gli  altri; sono spesso poco visibili e portano all’esclusione, all’isolamento della vittima, attraverso la diffusione di pettegolezzi  e dicerie, fino all’ostracismo e al rifiuto); cyberbullismo (gli atti di bullismo avvengono prevalentemente nel contesto virtuale di internet come attraverso i social, gli sms, WatsApp, e-mail, chat-line. Si tratta di una modalità in enorme crescita tra i ragazzi).

Non meno fondamentale risulta riconoscere e individuare i protagonisti delle forme di bullismo a scuola, poiché tale fenomeno può diventare anche molto complesso, dunque più strumenti e dati acquisiamo più saremo precisi nell’interpretazione degli eventi. La personalità del bullo di fondo è fragile: si fonda sull’estrinsecare un potere attraverso la sopraffazione di chi è percepito come debole, quasi una compensazione a distanza di un senso arcaico di vulnerabilità. Abitua l’individuo a misurare il proprio successo solo sulla quantità di dominio che riesce ad esercitare sugli altri. E’ una condotta appresa nel proprio contesto ambientale. La vittima di solito è più ansiosa e insicura, cauta, sensibile, calma. Sin dall’infanzia, sono bambini che tendono a manifestare una atteggiamento prudente e di forte sensibilità. Se attaccati, reagiscono richiudendosi e piangendo. Soffrono spesso di scarsa autostima ed hanno un’opinione negativa di sé e della propria situazione. Tale modello ansioso-sottomesso nei maschi si associa spesso a debolezza fisica, modello che viene rafforzato dai comportamenti di sopraffazione subiti. La vittima non possiede la capacità per affrontare  la situazione, oppure le padroneggia in maniera inefficace. A scuola vive spesso una condizione di solitudine. Questa tipologia di vittima ansiosa-passiva-sottomessa è esposta ad un  grave  rischio  di  sviluppare  una  depressione.  Segnala  agli  altri l’insicurezza, l’incapacità, la difficoltà di reagire di fronte agli insulti ricevuti; le ripetute aggressioni non fanno altro che peggiorare questo quadro di incertezza sulle proprie capacità. Le condotte del bullismo sono più probabili quando i genitori non sono a conoscenza di ciò che fanno i figli, oppure non hanno saputo, a tempo debito, fornire adeguatamente i limiti oltre i quali determinati comportamenti che non sono consentiti. È interessante, parlando di bullismo a scuola, sottolineare come il grado di istruzione dei genitori e il livello socio-economico delle famiglie non sono correlate con le condotte dei figli.

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