Basilicata. Lettera aperta sul futuro dei 120 lavoratori del Cup

Riceviamo e pubblichiamo la missiva inviata al presidente della Regione Bardi e ai capigruppo in Consiglio regionale a firma delle segreterie regionali di Cgil-Slc, Fistel e Uilcom.

La presente lettera, in forma aperta, intende porre alla Vostra attenzione, e alla sensibilità della pubblica opinione, degli organi di stampa, di tutti i soggetti interessati, la situazione che riguarda circa 120 lavoratori e i relativi servizi riguardanti l’importante commessa regionale, denominata “Soluzioni e servizi avanzati a supporto dell’Agenda Digitale”, conosciuta anche come “Centro Servizi Basilicata”.

È il lontano 2002 quando nasce l’idea, fortemente sostenuta dai sindacati e da una consistente parte della politica regionale, di creare una realtà innovativa, mettendo assieme alcuni servizi di supporto alla sanità e alla innovazione della P.A. e, contemporaneamente, impiegando professionalità provenienti da aziende locali in crisi, oltre che alcuni lavoratori socialmente utili. Nel 2004 nasce Agile, realtà aziendale che concretizza il progetto.

Sono passati quasi vent’anni da allora. Numerosi accadimenti hanno riguardato la commessa in oggetto. Si sono succedute diverse aziende nella gestione degli appalti e gli importanti servizi erogati alla comunità regionale sono a tutti gli effetti diventanti parte integrante ed essenziale dei servizi della pubblica amministrazione: il CUP Regionale, i vari servizi di Sportello al Cittadino e supporto agli uffici regionali, il sostegno fattivo e quotidiano da parte di 120 lavoratori stabilmente insediati nel sistema regionale.

Una costante ha caratterizzato gran parte degli anni di attività del CSB: il contenzioso praticamente infinito tra le aziende per la gestione degli appalti plurimilionari e le relative proroghe – altresì milionarie – resesi indispensabili – per garantire la continuità del servizio e dei livelli occupazionali. Una situazione di costante incertezza e precarietà per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, il cui ultimo epilogo è dato dalla recente sentenza del Consiglio di Stato che, il 31 dicembre u.s., ha disposto il subentro nel contratto dall’RTI GPI/PubliSys alle ricorrenti Lucana Sistemi/Data Contact/La Traccia. Il tutto dopo un delicato passaggio di personale portato a termine nello scorso maggio che, grazie alla clausola sociale inserita nel bando, ha garantito il passaggio a pari condizioni normative e salariali, ma ha comportato, comunque, la perdita dei posti di lavoro a tempo determinato legati alla commessa e – per i lavoratori transitati – la perdita del pezzo aggiuntivo di salario legato alla contrattazione integrativa, ad oggi non ancora recuperato.

Non è nostra intenzione esprimere in questa sede giudizio alcuno sulle aziende coinvolte – con le quali ci siamo sempre confrontate nel merito delle questioni con l’unico obiettivo della tutela dei lavoratori coinvolti; né tantomeno intendiamo commentare le sentenze relative.

Sta di fatto che la situazione è ormai divenuta insostenibile: per il personale coinvolto, che eroga con diligenza da vent’anni un servizio primario alla comunità, ma si trova in una situazione di continuo “stallo” che, nei fatti, ha impedito anche avanzamenti contrattuali e salariali; per la pubblica amministrazione, che sostiene da anni costi esosi per l’erogazione di servizi ormai stabilmente integrati all’interno della regione Basilicata (nonché per le spese legali connesse ai numerosi contenziosi e per i costi delle proroghe); per la comunità tutta che sostiene un costo enormemente più elevato per servizi che potrebbero invece essere erogati direttamente, e quindi in maniera più economica, dall’Ente.

Crediamo sia giunto il momento di immaginare un futuro diverso per questi 120 lavoratori e per i servizi che gli stessi erogano. E’ nell’interesse comune, della regione, dei lavoratori, dei cittadini, provare a definire una soluzione di stabilità per servizi e posti di lavoro che non li esponga alla costante precarietà di questi ultimi venti anni, e che non comporti, come invece accade, un esborso enorme di denaro pubblico per un servizio che, se gestito direttamente dall’Ente Regione, costerebbe esponenzialmente di meno.

Diverse sono le esperienze, a partire dalla vicina Regione Puglia, che hanno visto la realizzazione di modalità di gestione diretta dei servizi, con grande risparmio per la P.A.

Chiediamo, dunque, alla classe politica lucana, di farsi interprete delle questioni sollevate e di avere il coraggio di immaginare una soluzione concreta per il futuro dei servizi e dei lavoratori del CSB. Con la presente, riteniamo, dunque, di sollevare la questione alla nostra attenzione, chiedendo di essere ricevuti (anche in modalità telematica, considerata la situazione relativa all’emergenza pandemica) per illustrarvi più nel dettaglio la situazione.

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