Basilicata. Il lavoro del Patronato Ital-Uil al servizio dei cittadini

di Anna Lauria, Responsabile della ITAL UIL Regionale e Giuseppe Pietrantuono, Responsabile Regionale dei Servizi UIL

Anche in questo mese di agosto gli uffici del Patronato ITAL-UIL in attività su tutto il territorio regionale hanno fornito servizi essenziali a lavoratori, disoccupati, pensionati, cittadini. Il lavoro, in particolare, è sempre incessante sul fronte del Reddito e della Pensione di Cittadinanza che a luglio 2021, secondo i dati più aggiornati di fonte Inps, coinvolgono in Basilicata 22.956 persone (14.023 in provincia di Potenza e 8.933 in quella di Matera) per un totale di 11.557 nuclei familiari (7.191 Potenza e 4.366 Matera). Parliamo di un’indennità media mensile erogata di 492,91 euro (519,53 euro per il RdC e 239,08 euro per la PdC) che è essenziale al sostentamento di numerose famiglie lucane. Numeri che confermano la situazione diffusa di disagio sociale come segnala l’Istat nei dati sulla povertà. Intanto separando la famosa assistenza dalla previdenza.
Uno degli insegnamenti di questa pandemia è senza dubbio la straordinaria importanza degli ammortizzatori sociali, per potere assicurare una tutela occupazionale e reddituale alle famiglie italiane. Le tutele economiche e sociali attuate in pandemia coi decreti legge, sono state giuste e indispensabili, ma adesso occorre riordinare tutti provvedimenti, correggendone qualcuno e rafforzandone altri, affinché si realizzi un sistema integrato, moderno ed efficiente delle Politiche del Lavoro e della Previdenza nel nostro Paese.
Occorre eliminare le diseguaglianze cercando di rivedere gli strumenti come Reddito di cittadinanza e Reddito di Emergenza, che hanno dato una mano non indifferente alle famiglie in sofferenza, ma che mancano di risolutività se guardati in una logica più ampia. L’esigenza impellente è quella di integrare i sussidi concessi alle politiche volte a trovare occupazione. E’ da queste riflessioni che occorre partire per costruire un mercato del lavoro più tutelante per tutti, specialmente per donne e giovani, e pensato in un’ottica di dare priorità alla qualità dei rapporti di lavoro e ad un miglioramento dei sistemi delle politiche attive e passive. Quando si dice in giro che i giovani non vogliono lavorare perché hanno il reddito di cittadinanza diciamo semplicemente che non è vero. Abbiamo le nostre sedi piene di ragazzi e ragazze che ricevono offerte di questa natura: c’è chi assume part time, magari 3 ore al giorno, ma poi ti fa lavorare 12 ore al giorno e ti paga forse un’altra parte in nero. Oppure abbiamo ragazzi che vengono chiamati attraverso società di intermediazione di manodopera e prendono fra i 2 e i 3 euro l’ora, se e quando li prenderanno. Io dico che chi rifiuta questi lavori fa bene, perché c’è un limite oltre il quale la dignità del lavoro e delle persone non può essere calpestata. La UIL ha chiesto al governo di predisporre nella riforma delle politiche attive del lavoro un grande piano di formazione e qualificazione professionale, che sia in grado di incrociare domanda e offerta di lavoro. Anche perché c’è una grande carenza da parte delle aziende, che non sono in grado di identificare quali sono le figure professionali che serviranno da qui a due o tre anni. E inoltre bisognerebbe investire sulle strutture di orientamento che devono fare di più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna su