Bagni pubblici in città. L’opinione del direttore

I tradizionali vespasiani un tempo erano disseminati ovunque. Poi, nell’era moderna, i vandali o chi per loro hanno pensato bene di sfruttarli come sfogatoio o come discarica costringendo i Comuni a chiuderli. L’abitudine italiota di concepire i servizi pubblici come luoghi sudici e sconvenienti – di maltrattarli perché “non è roba nostra” – è in contraddizione con la convinzione di essere uno dei popoli più puliti del mondo (in fondo il bidet ce l’abbiamo noi, no?). La responsabilità è anche delle amministrazioni locali, che nulla fanno per offrire servizi ben concepiti, strutturati e curati. In fondo è un po’ la storia del cane che si morde la coda. Eppure il bagno pubblico per il cittadino è una risorsa importante e diventa servizio indispensabile per un viaggiatore, costretto il più delle volte a utilizzare le toilette di bar e locali non trovando bagni pubblici “a portate di orifizio”. Sapete che nelle guide giapponesi sull’Italia viene suggerito di usufruire della toilette delle boutique di lusso a causa delle pessime condizioni dei nostri bagni pubblici? Per dire. Ne possiamo dedurre che anche il modo in cui viene progettato e arredato un bagno pubblico è sintomatico dell’attenzione di una cultura verso il prossimo (un cittadino o un turista che viene in visita nel nostro Paese). Per fortuna alcuni designer hanno voluto credere in una diversa concezione del bagno pubblico, provando a proporre dei servizi esteticamente (più che) gradevoli, ben inseriti nel contesto urbano e fruibili da parte dei visitatori. Il bagno pubblico in fondo è un luogo che “ospita” chiunque, persone di qualsiasi estrazione sociale. Attira un bacino di utenza enorme ed eterogeneo, dunque perché non sfruttarlo come luogo per diffondere un prodotto, una cultura, un’idea? Di esempi se ne potrebbero fare molti: da Hiroshima a Lisbona, dalla Nuova Zelanda alla Norvegia e l’elenco potrebbe continuare fino alla capitale maltese Valletta, dove per risolvere il problema delle toilette pubbliche ormai datate ed in pessime condizioni, l’amministrazione locale ha affidato l’incarico a uno studio di architetti nel 2009, il quale ha avuto l’idea di sfruttare gli ambienti come sedi (i bagni sono più di uno) per l’esposizione di arte contemporanea. Inizialmente titubanti, gli amministratori locali hanno acconsentito, e oggi sono assolutamente soddisfatti, così come gli artisti coinvolti. I bagni pubblici diventano luogo per attirare chi generalmente non frequenta musei o esposizioni, dunque contribuiscono alla diffusione di cultura e arte. Di fondo è un’idea semplice. L’Italia deve “imparare” sempre dagli altri Paesi in certe “delicate” questioni?

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