Asp di Potenza. Visite specialistiche: una vittoria di Pirro per i pazienti

Radionoff come promesso ha verificato, telefonando al Centro unico di prenotazione della Basilicata, la dichiarazione del direttore generale dell’Azienda sanitaria di Potenza, Lorenzo Bochicchio, sulla «riapertura di tutte le agende della specialistica ambulatoriale dell’Asp». Gli operatori del Cup, sempre gentili e molto professionali, hanno riferito che è possibile effettuare le prenotazioni. Unico neo, che non dipende dal Cup, sono le date di prenotazione. Abbiamo fatto alcune richieste di prenotazione e alcune date sono davvero “incredibili”. Se una visita di controllo al Centro Sian (Dipartimento di Prevenzione Collettiva Salute Umana) le date sono molto ravvicinate, lo stesso non si può dire per altre visite specialistiche. Per una visita di controllo al centro potentino “Madre Teresa di Calcutta” addirittura se ne parla a novembre 2021. Per non parlare di altri esami diagnostici, anche seri. Ieri avevamo scritto di sperare che non si trattasse di una “bufala” ferragostana”. I fatti la smentiscono a metà. È lapalissiano che in tempo di Covid-19 non si può chiedere tempi ultraceleri ma addirittura pensare che per una semplice visita di controllo si debba aspettare 14 mesi e 15 giorni è indecente. Ma si sta scherzando o si fa sul serio? E poi ci si lamenta che i numeri dell’emigrazione sanitaria siano in aumento. E per forza. A questo punto, considerando il tutto, un viaggio nel centro-nord Italia, recandosi nelle varie strutture sanitarie, va anche bene per chi può permetterselo. E chi non può farlo? A quale santo deve votarsi (per chi crede)? Sì, è vero esistono le strutture private che possono sopperire alle grandissime e gravissime lacune del sistema sanitario regionale! Ma il problema è sempre lo stesso: servono soldi, quattrini, vil danaro!! Di certo non possiamo prendercela con i medici, ma benedetto Iddio quando questa regione si sveglierà da questo torpore? Eppure, come si evince dall’ultima ricerca dell’Istat, in Basilicata sono residenti “quattro gatti” (con tutto il rispetto del caso per gli amici felini), eppure il meccanismo medico-sanitario continua a non funzionare affatto. A tutto questo va aggiunta la mancata proroga del contratto di lavoro degli operatori del Cup che stanno vivendo sulla propria pelle questo disastro. E non è la prima volta. Quindi sarebbe troppo facile prendersela con la giunta Bardi: è un problema che si trascina da tempo. La domanda nasce spontanea: perché si attende sempre l’ultimo minuto per decidere. Tutto luglio poteva servire allo scopo. Ma che ne discutiamo a fare? Potrebbe dire qualcuno e non a torto! Ma torniamo alle visite specialistiche dell’Asp. Quale potrebbe essere la ricetta per accorciare le liste d’attesa? Semplice, incentivare economicamente il personale sanitario e prolungare gli orari di lavoro e se è il caso procedere ad altre assunzioni. Oppure bisogna utilizzare il solito e collaudato sistema: rivolgersi agli amici e agli amici degli amici. In una parola sola: essere raccomandati anche per una visita. E per chi ha finito i farmaci, che possono essere prescritti solo dagli specialisti e non dai medici di famiglia, cosa bisogna fare? Andare a saccheggiare le farmacie? Ci mancherebbe solo questo! L’obiezione che potrebbe giungere dai vertici politico-amministrativi potrebbe essere, per giunta anche lecita: considerando l’emergenza Sars-CoV-2 occorre del tempo per igienizzare gli strumenti (per gli esami diagnostici) e per i medici che facciamo? Un bagno disinfettante per ogni paziente visitato? Altra soluzione: perché non recarsi in altri presìdi sanitari regionali? Si potrebbe andare a Matera, ad esempio, e solo per farsi prescrivere dei farmaci? Ma siamo seri per favore! Tutti i pazienti che  devono effettuare una semplice visita di controllo hanno un loro “punto” di riferimento nel medico che li sta seguendo nel percorso terapeutico. Perché cambiare? Perché spostarsi, ad esempio, da Potenza e ricominciare a “raccontare” la propria storia clinica, essere sottoposti di nuovo a visita da un altro medico che confermerà la tesi del collega e prescriverà gli stessi farmaci. Ciò vale per chi possiamo definire affetto da una malattia cronica. Diverso ragionamento per chi deve effettuare una prima visita. E qui si apre l’ennesima voragine: il medico di famiglia sulla ricetta segna il codice di priorità che nei fatti non serve assolutamente a nulla. Tant’è che per una colonoscopia con relativa biopsia da effettuare con urgenza, ad esempio, gli operatori del Cup hanno suggerito di avvalersi dell’intramoenia. Altro non è che la libera professione intramuraria chiamata, appunto, anche “intramoenia” e si riferisce alle prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa che è molto, ma molto più esosa del normale ticket. A questo punto fatto per fatto ci si rivolge a strutture private. Tanto il costo è quasi lo stesso e il risultato anche. L’unica soluzione è chiedere e pagare gli straordinari ai medici e di certo non uscirsene con qualche decina d’euro in più in busta paga. Non dimentichiamo cosa hanno fatto durante l’emergenza Covid e cosa hanno fatto per smaltire le oltre 40.000 visite pregresse (parole testuali del direttore generale dell’Asp) non effettuate durante la quarantena forzata. Prendersela con i medici sarebbe troppo facile e per giunta inutile e ingiusto. In medio stat virtus. Fortunatamente la stragrande maggioranza dei medici, se non addirittura tutti, sono professionisti seri, coscienziosi e cercano di venire incontro come possono alle esigenze dei pazienti-utenti. Ma diversamente, in molti casi, non possono fare nulla di più per il semplice fatto che se per una Tac occorrono mesi e mesi di certo non possono fare “miracoli”, lo stesso vale per una risonanza magnetica, etc. La Costituzione italiana riconosce il diritto alla salute definendolo un diritto fondamentale dell’individuo. Così recita il 1° comma dell’articolo 32: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Il contenuto del diritto che la Costituzione riconosce a tutti gli individui è complesso: la situazione di benessere psico-fisico intesa in senso ampio con cui s’identifica il bene “salute” si traduce nella tutela costituzionale dell’integrità psico-fisica, del diritto a un ambiente salubre, del diritto alle prestazioni sanitarie e della cosiddetta libertà di cura. Ma oramai è diventato solamente argomento per gli studenti della facoltà di giurisprudenza.