Anisotropia sanremese tra ipocrisia, buonismo…e musica?

di asterisco

Un rito mediatico più che canoro che si ripete annualmente, in cui prevalgono le immagini appariscenti di chi partecipa, tra paillettes e lustrini, look strampalati se non proprio tribali (quasi rielaborazioni alla Lombroso), effetti luminosi avvolgenti e risalti anatomici di varia natura. E da ultimo, l’aspetto musicale vero e proprio sembra sia solo lo sfondo di una manifestazione polimorfa, acefala con un bel po’ di stucchevole social congenito!

Una gara estemporanea tra personaggi vari in cerca di originalità, nonostante il cliché d’immagine stereotipata che loro stessi hanno costruito in un divenire più involutivo che evolutivo e di cui sono inconsciamente succubi.

Una maniacale esibizione più che esternazione di fatti che riguardano la loro sfera personale con immancabili effusioni, e tanto per rimanere nella tradizione anche con… qualche lacrima in più che scende sul viso…eco di una cultura musicale d’oltreoceano assai diffusa.

A voler considerare siffatto spettacolo un fatto di costume, non ci si accorge di sovrapporre le due facce di una stessa medaglia: un buonismo di facciata e una latente ipocrisia, di cui però s’inebriano i pennivendoli dell’assurdo nelle loro gozzoviglie logorroiche e per giunta anche anisotrope,  nel cercare una direzione di destra o di sinistra, che non ha alcun significato plausibile. Si ricasca, per forza nel celebre adagio: Sanremo è Sanremo! E allora: ad maiora semper!