Andare al proprio funerale? No, l’avanspettacolo di un guitto!

di asterisco

Un guitto che sotto le spoglie di un impresario di pompe funebri ammorba l’etere mediatico, per garantire un ennesimo coup de théâtre, e continua nella sua azione di affabulatore indomito. L’ennesima scena parolaia, annunciando la morte naturale di un movimento il cui unico intento è l’ipocrita messa in scena per destabilizzare il sistema.

Una pura illusione condita da iniziali successi elettorali sotto l’egida del vaffa, piuttosto simile al me ne frego d’infausta memoria, che se non si è daltonici rende con efficacia il cromatico DNA degli italiani, anche se per fortuna cominciano a riaffiorare gli anticorpi, che ci fanno sperare in una rinascita immunitaria e guardare in concreto ai problemi della società in cui viviamo.

Un’opposizione irresponsabilmente divisa, al di là dei ripetuti proclami, fornisce linfa vitale a un’oligarchia forte del mandato elettorale ricevuto, pur essendo minoranza nel Paese, che sopravvive non certo per forza propria ma grazie a un premio di maggioranza di comodo previsto dalla sciagurata legge a suo tempo emanata.

In un Paese in cui l’astensionismo cresce in maniera esponenziale a ogni consultazione di voto occorre che l’elettore riscopra il suo essere il vero soggetto attivo nella politica e rivaluti l’importanza delle sue scelte. Se non ci si sforza di essere più pragmatici e meno individualisti non c’è futuro. Il clientelismo congenito che ci ha sempre caratterizzati a seconda del vento che spiri è ora di mandarlo una volta per tutte a quel paese! Tutto questo sarà possibile solo se si abbiano ben presenti i princìpi fondativi della nostra Costituzione e ci si alimenti del medesimo spirito che aveva guidato i Padri Costituenti. Non certo di fervori cabarettistici e per giunta multicolori!