Un “talento lucano”… alla Vannacci o alla Cazzullo?

Una summa di castronerie mascherata da un’esegesi mitologica, addirittura teogonica che nasconde sotto una parvenza culturale le identiche banalità e luoghi comuni con cui in questi ultimi mesi i due rampanti scrittori, meno avanti nell’età, ci hanno fracassato i timpani, tra pagine scritte e interviste mediatiche da provetti maratoneti.

Il nostro talentuoso scrittore si compiace nel suo prolisso e pedissequo procedere, dalla peccaminosa mela che il meridionale (sic) Adamo porge a Eva, all’evolversi dell’arcaica società greca attraverso il mito e la storia del mondo classico in un guazzabuglio interpretativo della condizione dell’uomo e della donna. Una storia che passando da Tebe e Corinto arriva all’età contemporanea attraverso caserme, seminari e territori autoctoni in una scenografia all’insegna di un simbolismo itifallico. E volendo usare un wellerismo confacente la sintesi potrebbe benissimo essere: “Dicette’ a vecchia: ‘A panza è comm’ ‘a pellechia, cchiù nce miette, cchiù se stennecchia!

radionoff
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