Nebbie cognitive del terzo millennio: Pinocchio o Cappuccetto?

A detta dei tanti esperti che affollano gli spazi mediatici, veleggiando in ambiti disciplinari diversi, dalla psicologia alla sociologia, se ne sentono delle belle. La scia gnoseologica del post o long COVID continua a mietere vittime, sovrapponendosi in perfetta simbiosi con le tante precedenti teorie di parapsicologia e di chiaroveggenza tra imposture intellettuali e abbagli dalle sigle a dir poco stravaganti più che paranormali. Si passa dalla facoltà del “vedere a distanza” con esperimenti di psicocinesi alla capacità di piegare chiavi o cucchiai (il famoso Uri Geller); tentativi di guarigioni con tecniche alternative rispetto alla medicina tradizionale, dalla riflessologia alla terapia dell’urina, per arrivare all’immaginazione guidata o sedute di preghiera fino a una misteriosa forza guaritrice denominata “tocco terapeutico” (sigla TT). Esistono addirittura saggi su siffatti argomenti, in massima parte apparsi su riviste di tendenza che abbondano nella pubblicistica pseudo scientifica d’oltre oceano. Siamo ora arrivati alla nebbia cognitiva che può portare addirittura a una riduzione intellettiva nei soggetti che sono stati affetti da COVID con sintomi disparati che richiamano a spada tratta una moltitudine di esperti nel variegato mondo interpretativo della psicanalisi. In siffatti contesti in apparenza culturali sembra si cerchi di fare quel che è accaduto in tempi non molto distanti psicanalizzando le fiabe o peggio ancora mistificando concetti scientifici, saccheggiandone la terminologia e abusando di estrapolazioni dalle scienze esatte così come da quelle umane.

La favola di Cappuccetto Rosso, benché si presti benissimo a essere analizzata secondo i canoni della psicoanalisi, ci sembra ben immersa in una similare nebbia cognitiva, nonostante sia ritenuto un capolavoro della letteratura infantile, nella realtà è un metamondo in grado di generare soltanto frustrazioni, definito da Charles Dickens addirittura: ”… il mio primo amore e che se soltanto avessi potuto sposarla avrei conosciuto la perfetta felicità”. Un chiaro bisogno di andare con urgenza in analisi!

Di tutt’altra pasta Pinocchio, un pezzo di legno tutto burle e fame, un burattino privo non solo di fame ma di cibo che: “Perché il corpo gli seguitava a brontolare più che mai, e non sapeva come fare a chetarlo, pensò di uscire di casa e di dare una scappata al paesello vicino, nella speranza di trovare qualche persona caritatevole, che gli facesse l’elemosina di un po’ di pane”. Ogni frase del racconto di Collodi può essere letta ad ampio raggio e come attrae da sempre i bambini nella sua immediatezza fantastica, può affascinare una persona adulta nella sua interpretazione razionale. Nella libertà di un burattino c’è la storia dell’uomo ben evidenziata in queste parole dello stesso Carlo Lorenzini:

                                “- Cos’è l’uomo?

                                 – Un’animale ragionevole.

                                 – Perché si chiama ragionevole?

                                 – Perché non ragiona quasi mai.”

Michele Vista
Michele Vista
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