Assistiamo a uno spettacolo poco edificante della nostra classe politica tutta affaccendata dalla campagna elettorale ormai in atto, nell’affannoso tentativo di racimolare voti a qualunque costo. Pura e semplice opera di mercificazione del voto, altro che principi morali, sbandierando promesse da futuri statisti ai quali sta a cuore il solo bene della collettività e alla quale proni chiedono il mandato che i padri costituenti hanno garantito scrivendo la nostra Costituzione.
Ci sembra quanto meno legittimo parafrasare il deputato lucano, nella prima legislatura dello stato unitario, Ferdinando Petruccelli della Gattina che così definiva gli eletti del giovane parlamento subalpino che aveva la sua sede a Palazzo Carignano a Torino. Ancora più attuali sembrano i giudizi che il lucano dà della classe politica che calza a pennello, manco a dirlo, alla nostra classe politica uscente e ancor più alla possibile classe che potrà venir fuori dal verdetto elettorale, visti i contesti storico sociali in cui i popoletti italiani sono abituati a usare il famigerato segreto dell’urna!
Proviamo a leggere qualche brano del pamphlet, pubblicato nel 1862, dal nostro: «Noi abbiamo, come in tutti i Parlamenti, la distinzione di destra, di centro, di sinistra. Ma questa distinzione non è assoluta. Vi sono parecchi deputati che seggono alla sinistra e votano costantemente con la destra: altri che, anche sedendo alla destra, votano talvolta con la sinistra. Poi vi sono le farfalline. Nelle prime settimane videsi anche qualche cosa di più curioso. Un deputato, andarsene alla destra per attaccare qualche deputato dell’estrema sinistra, onde esser sostenuto e sedere nondimeno alla sinistra. Queste due altre farfalle si sono ora fissate – non è duopo dir dove incanagliarsi tra gli onorevoli della sinistra. La destra non ha tinte ben recise; se non che seggono su i suoi banchi parecchi pretendenti, parecchi rivali più o meno mascherati del presidente del consiglio – o di qualunque altro ministro – cui cercano rimpiazzare…sono là, spiando l’ora, l’occasione, il pretesto sia per dare addosso al Gabinetto che naufraga, sia per essere chiamati a farne parte. Essi hanno un occhio al banco dei ministri, un altro alla sinistra dove accampa il terzo partito. Essi attendono un segnale. La massa della destra vota come un sol uomo col Ministero. Su questi banchi sonovi altresì gli agenti provocatori. Trattasi di offendere qualche membro della sinistra o di gittare una parola malevola contro, scatta su da questi banchi, e mugge, e morde, e bava. Ma su questi banchi siedono altresì degli uomini convinti. di una grande considerazione, di un’onoranza a tutta pruova, di una probità irreprovevole, i quali votano col Ministero, non perchè esso è il Ministero, ma perchè la loro coscienza comanda loro di sostenerlo. La strategia dei Parlamenti è invariabile. Il centro è le radeau de la Méduse. Là sonosi aggruppati tutti i naufraghi. Questa consorteria può essere denominata il partito delle pretensioni impotenti, degli ambiziosi fulminati, Icari di cartone imbrattato. Il centro è l’albergo degli Invalidi del presidente del Consiglio. Non vi è quivi un sol uomo che non sia sfregiato, politicamente, o che non lo sarebbe prestissimo se lo si mettesse all’opera: imperciocchè essi sono fusi quasi nello stesso stampo. Gli uomini del centro non hanno più forza, ma essi non mancano perciò di speranza Se il centro è l’accampamento degli uomini politici storpiati, la sinistra è la sede degli uomini di Stato in isbozzo, per il momento. Io dico per il momento, perocchè è là che si carica la mina, la quale deve fare saltare il Gabinetto attuale – l’attuale è di tutti i tempi – è là che si formano, che si aggruppano, che si concentrano, che si distribuiscono le parti coloro i quali, non passa giorno, si mostrano sull’arena per dar battaglia a qualunque presidente del Consiglio. È il terzo partito che rappresenta veramente lo stato, non naturale ma amministrativo, fattizio, officiale dell’Italia di oggidì. Se questo partito arriva a costituirsi, se arriva sopra tutto ad intendersi con il centro, il quale non sa a qual santo o a qual diavolo votarsi, onde rivenire a galla – egualmente che la maggior parte di coloro stessi i quali seggono all’estrema sinistra. Il Parlamento è un corpo vivo, animato da passioni forti e mobili, d’ambizioni subite e calcolate, lungamente meditate, nascoste, carezzate. Le esplosioni arrivano inattese. Così i calcoli sono avventurosi e non si può, tutto al più, che riprodurre la situazione del giorno. Spiri il vento, e queste foglie che chiamansi deputati si rimescolano in un senso diverso».
Meditate cari elettori, meditate!


Leggendo il passo di Ferdinando Petruccelli della Gattina, veramente mi sembra di vedere i balletti dei politici di oggi!