Via Sbrindellata… o via Sambucheta?

Si assiste in questi ultimi tempi a una sempre più diffusa e legittima protesta da parte degli abitanti di varie zone rurali del capoluogo per le condizioni in cui versa da tempo la relativa viabilità. Le cinque macrozone in cui era stata suddivisa la toponomastica rurale anni orsono si proponeva: ” Ognuna delle macrozone così individuate può, così, essere oggetto di specifiche analisi da cui scaturiscono le proposte per nuove denominazioni toponomastiche tali da favorire la riconoscibilità dei luoghi e la loro accessibilità” (sic). Belle parole, certo, alle quali manca un benché minimo riscontro reale. Sembra piuttosto che ci siano nell’agro potentino macrozone con differenti livelli qualitativi per ciò che riguarda le strutture e i servizi basilari esistenti.

Non ci si può nascondere dietro lo storico dissesto idrogeologico del territorio che ha fatto sempre comodo alle diverse amministrazioni comunali, provinciali e regionali, giocando al rimpallo delle competenze o meglio incompetenze, nella totale mancanza di una benché minima sinergia d’azione!

La via Sambucheta, ex contrada Falop, è una strada che si arrampica con tratti di notevole pendenza per circa novecento metri verso la località Campo di Giorgio nel Comune di Pignola, alla quale si accede dalla strada provinciale per la Sellata, da una rampa d’accesso di recente realizzazione con una forte pendenza e curvatura quasi parabolica da invitare a una derapata controllata alla Nuvolari, senza neppure il cartello stradale rimosso da qualche buontempone, tuttora mancante, tanto vale la regola che qui ognuno conosce la strada di casa, alla faccia dello sprovveduto turista di passaggio. Non parliamo del fondo stradale deformato e sconnesso con una sua geometria che procede a gradini, gioia di chi possiede un fuoristrada, dolori per chi ha a cuore le sospensioni della sua auto!   

Per quel che riguarda il toponimo di sambuco neanche l’ombra, ma deve allietare gli abitanti, la variegata natura della pianta officinale del sambuco, ben conosciuta dagli antichi Greci come rimedio velenoso e salvifico al tempo stesso, dalle fortissime valenze religiose e magiche.

Presso i popoli celtici si piantava un albero di sambuco davanti all’abitazione per difenderla dagli influssi maligni a opera degli spiriti benigni che si riteneva dimorassero proprio in questa pianta. Addirittura le culle dei bambini erano realizzate in legno di sambuco per proteggerli dagli spiriti del male. Il flauto magico di Mozart era costruito con legno di sambuco così come la bacchetta magica del maghetto più famoso del mondo Harry Potter. Occorre dire poi della potente tossicità del sambuco per la presenza in alcune sue parti di una sostanza, un glicoside, che se digerita e metabolizzata dall’organismo, libera acido cianidrico. Di contro le parti commestibili, frutti e fiori, hanno svariati effetti benefici, diuretici, lassativi, antinevralgici, antinfiammatori, emetici, emollienti e rinfrescanti. Per finire col dolce in bocca, non ci rimane che bere un bicchierino di “sambuca” il famoso liquore che si ricava dai suoi fiori assieme all’anice stellato e al finocchio!

Michele Vista
Michele Vista
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