Verismo e Regionalismo in Italia

Nella seconda metà dell’Ottocento di fronte all’eccessivo idealismo che si era venuto sviluppando nelle arti, nella storia, nelle lettere e nella filosofia si avverte l’esigenza di una maggiore concretezza. Il fenomeno non fu circoscritto alla sola Italia né tantomeno alla sola lette­ratura. In filosofia si sviluppò e si affermò il Positivismo, nella narrativa predominò il Verismo. II Positivismo, all’idealismo che aveva sminuito completamente l’importanza delle scienze naturali, risolvendo tutta la realtà nelle leggi dello spirito, volle contrapporre la rivalutazione delle scienze positive, alle quali volle riportare tutta la realtà, compresa quella dello spirito. Alle astrazioni della metafisica volle imporre i principi e i metodi delle ricerche positive.

Nel campo della storia, alla filosofia della storia si volle contrapporre lo storicismo filosofico, che diede il massimo rilievo alla ricerca del docu­mento interpretato poi letteralmente. Principi scientifici vengono afferma­ti e seguiti anche nel campo delle lettere. Viene imposto lo studio obiettivo e l’analisi scientifica delle passioni, così come si riscontrano nelle di­verse classi sociali. Si studia il comportamento dei carcerati e dei pazzi.

Nel campo letterario la corrente del Realismo in Italia prese il nome di Verismo. Sebbene non sia possibile disconoscere l’influsso del Naturalismo francese bisogna pur ammettere che tale corrente fu anche la conclusione logica della prosa del Manzoni. Dal punto di vista politico e sociale il Verismo fu la presa di coscienza della situazione reale venutasi a generare dopo l’unificazione e dei contrasti tra le classi che sempre più emergevano.

C’è ormai la consapevolezza che lo Stato unitario si dimostra impotente a risolvere i problemi economici, politici sociali che assillano la nazione. La denuncia di questa grossa piaga voleva anche essere espressione di una fede nel progresso.

La questione sociale da allora assume un’importanza che non le era stata mai riconosciuta. La delusione per lo stato di cose espresse anche una dura condanna per un sistema che lasciava sussistere troppa miseria materiale e morale. Il Realismo comunque non intendeva distruggere i principi sui quali si basava la realtà romantica, intendeva solo correggere gli eccessi a cui si era giunti progressivamente nel tempo, voleva affermare una maggiore serietà nel campo degli studi e delle indagini e chiedeva di avere una visione delle cose più aderente alla realtà, priva di ogni fantasticheria astrusa.

Il Naturalismo in verità ebbe una visione triste della vita, consideran­do l’uomo come condizionato dall’ambiente e dai fattori ereditari, anzi addirittura un loro prodotto. Le manifestazioni spirituali vengono ridotte a fatti biologici. L’uomo, anche nello spirito, viene assimilato a un fenomeno naturale e come tale viene studiato in ogni sua azione che dovrebbe essere determinata dagli impulsi, dalle passioni, dagli istinti generati a loro volta dall’ambiente e dalla società. Ma il Naturalismo francese ebbe solo un’influenza secondaria sulla nascita del Verismo, il quale si manife­stò sostanzialmente come esigenza di maggiore concretezza e serietà nel prendere coscienza dell’effettiva realtà delle cose.
La corrente fu sottovalutata dai critici dell’epoca, mentre oggi si ri­conosce che i suoi influssi sono ancora notevoli sulla letteratura contemporanea.

Il Naturalismo si proponeva di studiare l’uomo nei suoi aspetti di­remmo meno umani, l’autore deve osservare obiettivamente le azioni che si svolgono secondo le leggi del determinismo psicologico senza intervenire con la sua personalità, facendo parlare i personaggi con il loro abituale linguaggio. Questa concezione dell’uomo ovviamente arrivò a negare il principio del libero arbitrio.
Ma il Naturalismo, tranne eccezione, in Italia servì solo da stimolo per la reazione agli eccessi del Romanticismo. Infatti, si ebbe lo sviluppo di quelle tendenze realistiche già affermate e praticate dal Manzoni, sviluppo che da noi, tra l’altro, trovò condizioni particolarmente propizie da riscontrarsi nelle diversità delle varie regioni del nuovo Stato unitario. Il Verismo si manifestò con il trionfo di quel principio del vero, che fu già del Manzoni e l’oggetto dell’arte furono i fatti, la realtà dell’epoca.
E la realtà era costituita dalla gran parte del popolo italiano, composta dalla folla dei contadini e braccianti che fino ad allora era sta ignorata dalla cultura. La miseria e le tristi condizioni di vita di questa massa di italiani sono la nuova realtà, nuova perché conosciuta, scoperta solo allora.

Le abitudini e le costumanze delle varie regioni furono avvicinate, studiate, divulgate per far conoscere gli italiani fra di loro. Il “regionali­smo” come fu anche detto il movimento letterario, volle riprodurre la realtà così come l’occhio la vedeva, senza artificio, senza retorica, sempre tenendo presente un ideale di progresso e di benessere sociale e sempre con la fede di contribuire al miglioramento della società.

L’esclusione della partecipazione dello scrittore fu solo polemica. L’autore tenendo conto della realtà obiettiva la trasfigura, la ricostruisce dando al contenuto una forma e nella sintesi di contenuto e forma c’è l’e­spressione del suo mondo interiore, c’è la sua partecipazione spontanea.

Luigi Pistone
Luigi Pistone
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