“Uuh… uuh… uuh…” sembra il verso di… qualcuno!

di asterisco

Meno male che chi occupa posti di responsabilità nell’Ente Parco dell’Appennino Lucano usi un identico linguaggio nel proporre soluzioni e richieste di finanziamenti per tutelare l’ambiente.

Basta inoltrarsi nelle faggete a ridosso della Valle Varlanza, e fortuna permettendo, incrociare tra le varie murgie (Scarrone di Mezzo, Scarrone Acqua di Bocca, Scarrone Nocella) il veloce zigzagare della salamandra gialla dopo un forte temporale o percepire il verso dell’ululone (un anfibio anuro appartenente alla famiglia Bombinatoridae) nel periodo della riproduzione. L’elenco della fauna presente nell’Appennino Lucano, in particolare tra i comprensori di Pierfaone, del Monte Volturino e Monte Saraceno, da proteggere più che da ripristinare sarebbe troppo lungo.

A tutt’oggi un escursionista che si muova in tali territori ha la netta sensazione che, da parte di chi dovrebbe amministrare, non venga fatto nulla in concreto. Pozzanghere sparse qua e là al posto di sorgenti lasciate alla malora, pastorizia ridotta al minimo e conseguenti disastri ambientali, tratturi, ippovie e piste forestali non controllate, alla mercé d’improvvisati escursionisti tipo Indiana Jones della domenica a bordo di fuoristrada superaccessoriati, ma non c’è da stupirsi, controlli inesistenti, imposizioni di regole solo sulla carta a danno di chi in questi territori vorrebbe continuare il vecchio mestiere della pastorizia. Un’attività che forse fino a oggi è riuscita a salvaguardare l’ambiente agreste assai meglio dei tanti soloni ed esperti improvvisatori messi su da una casta politica compiacente nell’assegnare ruoli decisionali importanti.

Ben vengano allora tanti ululoni con il loro verso ma che una volta ripopolatisi, sarebbe giusto inondassero gli umani controllori e amministratori con il loro secreto velenoso per legittima autodifesa!