Usa, con Biden inflazione alle stelle e gelo con il Congresso

Popolarità in calo, difficoltà con il Congresso Usa, inflazione alle stelle. Il primo anno della presidenza di Joe Biden si chiude con un velo di stanchezza sul fronte economico e anche Wall Street sembra averne preso atto. Dal 20 gennaio 2021, giorno dell’insediamento alla Casa Bianca dell’attuale amministrazione, alla stessa data di quest’anno, l’S&P 500 e’ cresciuto del 19,3%, contro il 24,1% registrato nello stesso periodo da Donald Trump.

A pesare sulla popolarità di Joe Biden tra gli americani è soprattutto l’inflazione. A dicembre l’indice del costo della vita negli Stati Uniti è salito al 7% su base annuale, il dato più alto degli ultimi 40 anni. Un andamento che si fa sentire sulle tasche degli elettori: la benzina è aumentata del 27%, la carne del 14%, le automobili del 18%. E per troppo tempo la Casa Bianca ha sostenuto che il fenomeno sarebbe stato soltanto temporaneo.

Biden paga anche le difficoltà nei suoi rapporti con il Congresso americano. La nuova amministrazione è stata fagocitata dal suo stesso partito, quello democratico, rissoso e diviso al suo interno. Ed è stata costretta a rivedere gran parte dei suoi piani di investimento. Dopo il complicato via libera ottenuto sul pacchetto infrastrutture da 1.200 miliardi di dollari, il piano per il welfare e l’ambiente è rimasto bloccato al Senato a causa dell’opposizione di Joe Manchin che non intende votare la legge giudicandone eccessivi gli effetti sul deficit. Sul senatore democratico della West Virginia proseguono le pressioni affinché approvi almeno una versione ridotta del piano. Ma sul fronte opposto è l’ala progressista dell’Asinello che non intende accettare un ridimensionamento eccessivo del provvedimento. Biden, stretto in mezzo, rimane in stallo, dando l’impressione di un presidente ostaggio dei capricci parlamentari.