Un’analisi del linguaggio ipocrita dell’informazione

La complessità, caratteristica propria della natura, viene ingigantita nella società in cui viviamo da eventi purtroppo ricorrenti quali: pandemie e guerre ma la razionalità della scienza, unica possibilità di conoscere o per lo meno di analizzare con profitto la sua struttura viene asservita al potere economico intimamente connesso all’informazione dilagante in tutte le sue forme che, meglio di ogni altra, si presta allo scopo.
Risuonano nelle nostre orecchie frasi del tipo: “Come in una guerra”, da parte di esperti o presunti tali , fiumi di parole contrastanti e senza senso a getto continuo associate a un linguaggio visivo fatto di immagini ripetitive e scelte non a caso. Un’informazione simile non stimola la conoscenza di chi ascolta ma la appiattisce su frasi fatte e luoghi comuni. Ne vediamo un esempio eclatante nell’uso della parola tampone, finendo per identificare il termine con il fiocco di cotone adoperato ben al di là del probabile risultato sia esso positivo o negativo che poi strumentalmente si riesce ad ottenere, dato che alla fine si tratta del confronto fra due soluzioni a concentrazione diverse la cui composizione pur essendo semplice nella sua formulazione qualitativa è molto critica in termini di composizione quantitativa per la riuscita delle singole reazioni. Scatta così la differenziazione, certamente voluta ma che fa comodo, tra persone positive e negative senza però risolvere il problema, vanificando la validità scientifica di uno strumento d’indagine che, adoperato in maniera corretta, può portare a risultati utili.
Scrivevamo prima “come in una guerra” e in effetti con la “operazione militare in Ucraina” ci siamo arrivati e la cosiddetta informazione con il suo linguaggio parlato oltre che visivo si è perfettamente allineata. Assistiamo a vere e proprie logomachie, come al solito, tra personaggi pubblici e non, affetti solo da un protagonismo sfacciato che blaterano a più non posso ignorando il minimo nesso logico di ciò che affermano, così come inviati speciali che pontificano di strategie e tattiche militari mentre il linguaggio visivo propina immagini crude, creando in chi ascolta o guarda solo e soltanto assuefazione!
Karl von Clausewitz affermava che “la guerra non è se non la continuazione della politica con altri mezzi” proprio quel che accade oggi mancando a tutti i livelli una vera strategia politica sia in ambito internazionale che nazionale, si preferisce schierarsi da una parte o dall’altra mentre la diplomazia annaspa per mancanza di materia grigia e quindi di idee. Se queste mancano nascono le ideologie con tutto ciò che hanno causato nel passato e potranno causare nel futuro. Valori elevati e fondamentali quali l’autodeterminazione o l’identità di un popolo vengono strumentalizzati in contesti storici differenti a seconda degli interessi soprattutto economici e mai come oggi energetici che incombono.
In definitiva la parola energia viene continuamente violentata dal linguaggio che i manipolatori dell’informazione pubblica nostrani e non ci propinano con quotidiana e asfissiante pervicacia ignorando oltre che le ferree leggi della logica quelle ancora più importanti della scienza!

Michele Vista
Michele Vista
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