Un mondo capovolto

I lavoratori, quindi anche i disoccupati, i precari e, insomma, chi non se la passa bene economicamente, non votano più a sinistra. Un dato importante, tanto da far riflettere sulla circostanza se il PD e accessori siano ancora da ritenere partiti di sinistra ovvero se sinistra significhi oggi ben altro.

A sceglierla, la sinistra, sono i più che benestanti, il che significa da un lato che non ha possibilità di vincere, visto che chi sta più che bene è minoranza assoluta, nel popolo, benchè conservi la maggioranza nelle istituzioni e in ogni apparato di potere (altro dato che fa riflettere molto), dall’altra che la sinistra si è trasformata e che del disagio sociale non gliene frega più niente.

Niente di nuovo, un occhio attento se ne era già accorto, ma andrebbero significativamente rideterminati i significati delle parole in politica.

A sinistra, ormai, chi si interessa del disagio è populista, ricordando quell’atteggiamento snob dei nobili o dei molto ricchi, convinti, entrambi, che le vicende del mondo possono determinarle solo loro. E forse è anche un po’ vero se, come è, l’autorevolezza di una persona si basa soprattutto, purtroppo, sulle sue condizioni economiche.

L’impatto che ha sulle istituzioni, dalla giustizia a quello che volete, un personaggio importante è sempre forte, nel senso che l’importanza del personaggio presuppone sempre un suo certo potere, esercitabile, ovviamente ma non solo, per vie traverse. E un’intesa fra potenti e istituzioni è sempre più agevole: facile che si trascuri la pratica del povero cristo, difficilmente di quello importante e non parliamo del suo esito.

Cambiamenti climatici, quindi, e cambiamenti ideologici. Un comunista come si autodefinisce Bersani chissà quanto sarà contento di essere tenuto sulla breccia da chi beve soltanto bollicine e fuma il sigaro.

Quindi, a conclusione, è per questo che non si sciopera più, né si protesta, perché la sinistra e i suoi sindacati non proteggono più i deboli, pur rimanendo ufficialmente i difensori dei lavoratori.

Ci sarebbe da rivedere tanto, insomma, diciamo che ci sarebbe da ricominciare, scrivere un libro nuovo dell’Italia e della sua società. Ma ci pensiamo dopo che l’Italia avrà votato. Anzi dopo che una parte dell’Italia avrà votato. E sarebbe il caso di dare peso a chi non vota, considerarli seriamente: non sono indifferenti, sono disgustati e l’evoluzione del disgusto è difficilmente immaginabile.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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